Lazio

Quando il teatro è una scuola educativa

La vita è un teatro, a volte crudele, dove gli attori imparano a recitare attraverso il dramma dinamico degli avvenimenti.
Questi possono essere storici o della esistenza quotidiana…

(Bertold Brecht)

Nei tempi moderni il teatro si è evoluto positivamente nella tecnica espressiva, nella gestualità e comportamento dell’attore. Quello che mi sorprende e vorrei annotare è che il concetto di teatro collettivo e delle grandi compagnie teatrali di una volta, con 30 o 40 attori, sta scomparendo.

Non per la sua inefficacia, e nemmeno per carenza nella recitazione, ma piuttosto perchè il messaggio artistico da inviare sia conciso e arrivi in forma profonda e immediata, simile ad una ipnosi in cui lo spettatore rimanga catturato, folgorato dalla recitazione a cui assiste.
Compagnie teatrali come il Bolshoi di Mosca, il Teatro stabile di Milano e l’Eliseo di Roma hanno ridotto e condensato la scenografia e il personale occupato, per fare in modo che l’opera in se non sia troppo dispersiva alla attenzione dello spettatore.

Il 10 ottobre 2026 abbiamo assistito presso la Sala Falconi alla opera intitolata “Le eredi di Antigone” di cui l’attrice principale Isabella Lops ha rappresentato magnificamente 5 donne che hanno un comune denominatore: lottano, soffrono per la giustizia sociale e politica della realtà in cui hanno vissuto.

La loro storia si svolge in luoghi e periodi fra loro diversi:

•⁠ ⁠Michelina Di Cesare, una contadina poverissima di Campoli in Molise, nata nel 1841 e vissuta durante le guerre dell’Unità d’Italia e il Regno piemontese dei Savoia. Una vita di stenti che l’ha condotta a trasformarsi in una brigantessa insieme ad altri e sarà uccisa nel 1878. “È una bestemmia questa falsa libertà, chi ce fà guerra nun tiene pietà”.

•⁠ ⁠La seconda è la donna sovietica, può chiamarsi Tania, Larisa, Sonia, e secondo me è la rappresentazione più riuscita della attrice, cambia il tono della voce con inclinazione russa in maniera magistrale, ed è sufficiente una approssimativa tuta militare e un casco per trasmettere il valoroso ricordo di quella che per i sovietici fu chiamata “guerra patriottica”, sui vecchi e traballanti aerei bimotore Policarpov (a proposito, nel mio lontano soggiorno nella Unione Sovietica c’era il detto “colpisci silenzioso nella notte, facendo male come il Policarpov..).

•⁠ ⁠Caterina Martinelli, dalle baracche di Porta Metronia era arrivata con la famiglia alle case popolari di Tiburtino III. Con lei, l’attrice si trasforma di nuovo, è una madre romana che muore uccisa per la protesta del pane. Vorrei anche quì sottolineare la grande capacità dialettale e la immedesimazione recitativa della attrice.

•⁠ ⁠un’altra figura femminile sconosciuta è quella di Lucia Apicella, di Cava dei Tirreni, vissuta durante la Seconda guerra mondiale, che passoʻ a raccogliere con pietà i corpi dei giovani soldati uccisi, soprattutto tedeschi in fuga dopo l’armistizio. È bastato, alla attrice, un abito scuro, un rosario nelle mani e una infinito dolore nel volto per esprimere e gestire un ruolo arduo, ma non per lei che lo rende estremamente facile..
•⁠ ⁠l’ultimo personaggio a presentarsi è lei stessa, Isabella Lops, con le parole profetiche : ” Il passato ritorna.”.

Accanto alla protagonista, risaltano le figure non secondarie della cantante Serena Rispoli, che ha dato tempo mentre l’attrice creava la sua metamorfosi, e il bravo chitarrista Maurizio Greco che ha infuso una atmosfera musicale appropriata.

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