Ambiente

Quando con sofferenza l’Italia tagliò la scala mobile


Non significa rinnegare il livello nazionale, che deve continuare a regolare gli aspetti normativi ed economici comuni a tutti, ma rafforzare il driver che fa crescere insieme retribuzioni, occupabilità, valore aggiunto del lavoro, buone flessibilità produttive e organizzative, fatturati e Pil. Se la crescita è oggi la grande sfida, è dalla qualità del lavoro che bisogna ripartire. Vale anche per le persistenti difficoltà a includere i giovani e le donne, su cui è necessario ripensare incentivi selettivi.

Il parallelismo con il 1984 non riguarda soltanto il grado di urgenza delle sfide da cogliere, ma anche il metodo da adottare per vincerle. Come allora, serve il coraggio di scelte non populiste. È comprensibile il fascino di soluzioni apparentemente comode come il salario minimo fissato per legge o l’affidamento ai tribunali della misurazione della rappresentanza, ma non è responsabile assecondare ciò che, per esperienza, si sa non essere efficace.

Spetta a noi, e non ad altri, contrastare la moltiplicazione dei contratti pirata, chiedendo alle amministrazioni competenti di vigilare sull’applicazione delle leggi che già esistono e al CNEL di fotografare in tempo reale l’effettiva consistenza delle associazioni che dichiarano di rappresentare i lavoratori e le imprese.

Spetta a noi anche il coraggio di superare l’epoca del salario come variabile indipendente, sconnessa da qualsiasi dinamica di merito o produttività. Il prossimo recepimento della direttiva europea sulla trasparenza dei salari sarà un’occasione per verificare il grado di preparazione organizzativa e culturale delle imprese a vincere la sfida della partecipazione, attraverso percorsi di carriera coerenti con le competenze dei lavoratori e motivanti, al cui centro non trovi spazio solo la retribuzione monetaria, ma anche il welfare, la salute e sicurezza della persona, la qualità dell’ambiente di lavoro.

Serve, in definitiva, quel “coraggio civile” di cui scriveva Mario Romani: la capacità di assumere decisioni, anche quando sono scomode ma giuste, perché convinti che il merito valga più del consenso immediato. Ezio Tarantelli, che ispirò il Patto del 1984, pagò con la vita la difesa di questi valori. Vogliamo onorarne la memoria permettendo ai salari di tornare a crescere, trasformando la concertazione in motore di sviluppo.


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