Puma Blue – Croak Dream: Ballate nascoste in una casella vocale :: Le Recensioni di OndaRock
La tentazione di catalogare il nuovo album di Puma Blue, al secolo Jacob Allen, sotto la dicitura rétro può essere forte, ma la materia in oggetto in questo caso non è il rock anni Settanta, il punk, il grunge, il britpop o il post-rock, ma il trip-hop, l’unico germe che possiede ancora una vitalità e uno slancio che non accetta il termine passatista. Più che un sogno, “Croak Dream” è un incubo monocromatico, dolente, ricco di interrogativi, privo di risposte, un unico groove dai toni sinistri, viscerali, sensuali, a tratti brutali, una dichiarazione d’amore e morte gettata in pasto agli ascoltatori senza molti filtri, se non quelli di undici tracce che si sviluppano come un corpo unico. Un disco che idealmente riprende l’humus r&b di “Slave To The Rhythm” di Grace Jones e il soul di “What’s Goin On” di Marvin Gaye, e lo elabora con un brio free alla Miles Davis di “Tutu”, con un sound che molti senz’altro paragoneranno frettolosamente ai Portishead, ma che ha radici più complesse che ne impediscono una catalogazione certa e indiscutibile.
La fedeltà ai Nineties può essere tuttavia maggiormente riscontrata in vari dettagli “estetici”, primo tra tutti il video ufficiale della title track, la cui grafica ricorda quella dei videogame del periodo, oltre a una vera chicca per collezionisti (già sold-out su Bandcamp), ovvero un’edizione limitata del cd in una custodia simile a quella dei giochi per Playstation 1, con tanto di descrizioni e grafiche come quelle appena citate.
Every dream is a journey.
Who are you when wake up?
(dal retrocopertina della Video Game Edition dell’album)
L’opera di Allen risulta disturbante anche quando cede parte della costante tensione per un momento di leggerezza (“Silently”), nello stesso tempo attrae l’ascoltatore come le sirene attirarono Ulisse, alterando il suono del sax in uno stridio tagliente e le voci in un grido soffuso (“Hold You”).
Ai fan delle canzoni fortemente evocative piacerà molto il fremito del pianoforte che introduce un groove trip-hop solido e nervoso come quello di “Hush”, ma attenzione ai tranelli disseminati in lungo e in largo, come la staticità della sottile “Heaven Above, Hell Below”, accarezzata dalla voce dell’artista, la cui impostazione richiama (e non solo in quel caso) lo stile di Jeff Buckley.
Raccolta di intime voicemail ballads (termine coniato da un amico dell’artista) mai recapitate, “Croak Dream” vede tra le maggiori vette l’apertura “Desire”, che pone sul piatto il motore della vicenda ed evoca passaggi à-la Nothing But Thieves in chiave Bristol sound, e il crepitio chitarristico della title track, vero e proprio esorcismo verso l’oggetto dell’oscuro desiderio del tormentato protagonista. Nonostante questo, lo spettro continuerà ad aleggiare nella sua mente, poiché a volte risvegliarsi da un incubo può essere più arduo dell’essere preda dei sogni e tutto rischia di andare in frantumi (“Mister Lost”, “Cocoons”).
26/02/2026




