Provincia, mezzo milione per i controlli a mucche, capre e pecore
La Giunta della Provincia autonoma di Bolzano ha approvato il programma di spesa per il 2026 relativo alle attività di profilassi e risanamento del patrimonio zootecnico, di competenza del Servizio veterinario provinciale. La delibera, adottata nella seduta di oggi, definisce il quadro operativo ed economico degli interventi obbligatori e programmati in materia di sanità animale, nel rispetto della normativa europea, nazionale e provinciale. Il documento inquadra le attività partendo dalla consistenza attuale del patrimonio zootecnico altoatesino, che al 3 febbraio 2026 risulta composto da 140.908 capi bovini, 29.410 caprini e 39.250 ovini. Numeri che spiegano la dimensione e la complessità del sistema di controlli e interventi richiesti e che costituiscono la base di riferimento per la programmazione delle attività di prevenzione e risanamento sul territorio provinciale.
Le misure previste riguardano il controllo e il contenimento delle principali malattie infettive e diffusive degli animali, tra cui tubercolosi bovina, brucellosi, leucosi, BVD, IBR/IPV, rabbia, peste, afta epizootica e le patologie che interessano anche gli apiari. Si tratta di interventi a carattere obbligatorio, fondamentali non solo per la tutela del benessere animale, ma anche per la protezione della salute pubblica e della sicurezza della filiera alimentare. Per l’anno 2026 il volume complessivo delle risorse stanziate ammonta a 574.000 euro. La quota principale è destinata agli esami diagnostici e alle attività svolte dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che assorbe circa 500.000 euro per l’esecuzione delle analisi previste dalla normativa vigente. A queste si affiancano le spese per le attività funzionali alla profilassi, come i controlli sugli apiari, la formazione del personale, le iniziative informative, il supporto tecnico e il trasporto dei campioni.
Una parte delle risorse, pari a 40.000 euro, è riservata agli indennizzi destinati a compensare allevatori e apicoltori nei casi di abbattimento di animali infetti o sospetti, distruzione di apiari, mancata consegna del latte durante i periodi di sequestro sanitario o altri eventi legati all’applicazione delle misure obbligatorie di profilassi. Si tratta di paracadute per le attività degli allevatori e di chi si occupa di questi animali. Sono inoltre previste spese per l’acquisto di materiale sanitario e per investimenti strumentali necessari al funzionamento dei servizi e dei laboratori veterinari.
La relazione di accompagnamento sottolinea come la programmazione della spesa debba mantenere un margine di flessibilità, poiché l’intensità degli interventi dipende da fattori variabili come la consistenza del bestiame, l’età degli animali e l’eventuale comparsa di focolai sul territorio provinciale o nelle zone limitrofe. Accanto ai piani programmati, il Servizio veterinario deve quindi essere in grado di intervenire in modo tempestivo in caso di emergenze sanitarie non prevedibili. Nel documento viene infine richiamata la collaborazione con l’Università di Padova per la formazione specialistica dei medici veterinari nel triennio 2025–2027 e l’impegno costante sul fronte dell’informazione e della sensibilizzazione degli operatori del settore, con particolare attenzione alla prevenzione della peste suina africana.
✍️ Alan Conti




