Liguria

Proteggere il mare con 2 milioni di rilevazioni l’anno: ecco il progetto Aspim per le aree marine protette


Genova. Dai fondali della Sardegna alle acque della Liguria, dalla Sicilia all’Adriatico, undici aree marine protette italiane per la prima volta sono oggi monitorate da un’unica infrastruttura integrata, sistematica e data-driven che permette di seguire in near real time l’evoluzione e i cambiamenti degli ecosistemi marini. È questo il traguardo raggiunto da ASPIM, il progetto sviluppato da ETT S.p.A., società di Gruppo Deda, nell’ambito del programma PNRR DigitAP promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con il supporto tecnico di ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Grazie a questo progetto, ETT figura tra i finalisti del Blue Green Economy Award 2026, premio che valorizza imprese e organizzazioni impegnate nel promuovere modelli di sostenibilità ambientale, sociale, economica e organizzativa, attraverso progetti capaci di creare valore per i territori, le comunità e la crescita sostenibile.

Nella sua prima fase di attuazione, ASPIM interessa tutte le undici Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea presenti in Italia: Capo Caccia-Isola Piana, Capo Carbonara, Isole Egadi, Miramare, Penisola del Sinis-Isola Mal di Ventre, Plemmirio, Portofino, Punta Campanella, Porto Cesareo, Tavolara-Punta Coda Cavallo e Torre Guaceto.

Il sistema di monitoraggio è stato co-progettato con le aree marine protette per garantire la compatibilità con gli ecosistemi locali e per ridurre al minimo l’impatto sugli habitat marini, utilizzando boe di superficie alimentate da pannelli solari e ormeggi ecocompatibili.

Dotato di sensori distribuiti lungo la colonna d’acqua fino a profondità di circa 40 metri, il sistema rileva ogni 30 minuti i principali parametri ambientali, tra cui temperaturaossigeno discioltosalinitàclorofilla.

I dati raccolti, pari a circa 2 milioni di rilevazioni all’anno, vengono sottoposti a rigorosi processi di controllo qualità e validazione scientifica e confluiscono in una piattaforma web sviluppata da ETT, secondo criteri avanzati di accessibilità e interoperabilità. La piattaforma mette a disposizione dashboard interattive, strumenti di analisi e confronto, visualizzazioni cartografiche e rappresentazioni dei parametri monitorati lungo l’intera colonna d’acqua, consentendo una consultazione immediata e approfondita delle informazioni. Le rilevazioni effettuate in situ sono integrate da dati satellitari, dataset istituzionali e modelli europei, come la componente di monitoraggio marino del Programma Copernicus dell’Unione Europea (Copernicus Marine), restituendo una visione organica e costantemente aggiornata dello stato degli ecosistemi e consentendo di contestualizzare il dato locale in un quadro più ampio. Un elemento di particolare rilevanza è la federazione di questi dati standardizzati, aggiornati e affidabili all’interno di EMODnet (European Marine Observation and Data Network), il servizio operativo dell’Unione Europea che fornisce accesso libero e gratuito ai dati marini e ai relativi prodotti, favorendone la condivisione, la scoperta e il riutilizzo nell’ambito di una consolidata infrastruttura europea. L’insieme di questi risultati rappresenta un unicum nel panorama nazionale e uno dei più avanzati esempi di osservazione coordinata degli ecosistemi marini nel Mediterraneo.

“ASPIM è un’infrastruttura unica che consente di analizzare gli ecosistemi marini in modo continuativo e coordinato, sulla base di dati standardizzati, scientificamente validati e costantemente aggiornati. In questo modo la tutela degli ecosistemi ha al suo servizio milioni di rilevazioni ambientali così da individuare con rapidità le criticità. La crisi climatica sta modificando i nostri mari con una velocità senza precedenti: disporre di informazioni affidabili e aggiornate significa poter assumere decisioni più consapevoli e intervenire con azioni di mitigazione in modo efficace. ASPIM dimostra come l’innovazione digitale possa diventare uno strumento concreto al servizio della sostenibilità, rafforzando la capacità di osservare, comprendere e proteggere il patrimonio naturale contribuendo a una gestione più tempestiva delle sfide che interessano l’ambiente marino” dichiara Giuseppe Guerrisi, CEO di ETT S.p.A.

“La rete di monitoraggio in situ realizzata attraverso il progetto DigitAP assume un valore che va oltre la semplice raccolta dati: in un contesto di cambiamenti climatici sempre più rapidi, disporre di sensori attivi 24 ore su 24 nelle aree marine protette significa poter cogliere in tempo reale segnali che un tempo sarebbero rimasti invisibili tra una campagna di rilevamento e l’altra. Temperatura dell’acqua, salinità, correnti: sono parametri che oggi cambiano più velocemente di quanto la ricerca scientifica tradizionale riesca a documentare con i soli rilievi periodici. Le boe e i sensori subacquei installati nelle 11 Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea permettono di costruire serie storiche continue di dati chimico-fisici, essenziali per distinguere le oscillazioni naturali dagli effetti strutturali del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini. È la differenza tra una misurazione isolata, scattata una volta l’anno, e una serie di dati che si aggiorna costantemente: solo un flusso continuo consente di individuare per tempo fenomeni come le ondate di calore marine, l’acidificazione delle acque o le alterazioni negli equilibri chimici che precedono spostamenti degli areali di specie sensibili, permettendo interventi di tutela tempestivi anziché reazioni tardive a danni già avvenuti,” afferma Sante Francesco Rende, Primo Ricercatore ISPRA, referente tecnico della Misura PNRR DigitAP – Digitalizzazione dei parchi nazionali e delle Aree Marine Protette.

Uno degli aspetti più innovativi del progetto è la capacità di far progredire il monitoraggio ambientale da attività puntuale a processo continuo, a supporto di decisioni tempestive e basate su dati affidabili. Grazie alla possibilità di configurare allarmibasati su soglie scientificamente definite, il rilevamento di condizioni critiche genera notifiche immediate che consentono di intervenire in modo efficace. Il monitoraggio evolve, così, verso un modello predittivo e proattivo: con l’integrazione di motori IA, è orientato non solo all’osservazione, ma anche alla prevenzione.

La struttura metodologica del progetto, concepita secondo principi di modularità e interoperabilità, rappresenta un modello replicabile per altri siti e per il progressivo ampliamento della rete, contribuendo alla standardizzazione del monitoraggio ambientale marino a livello nazionale. Allo stesso tempo, la disponibilità di dati continui riduce la necessità di campagne periodiche e di missioni in mare, con benefici in termini di costi operativi, impatto ambientale e carico gestionale per gli enti coinvolti.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »