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Prodhomme risponde a Pogacar: “Mi ha soprannominato Pantani, ma non mi riconosco nel Pirata”

“Al Tour Prodhomme mi ha impressionato, lo chiamavamo Pantani”. Tadej Pogacar ha dato allo scalatore della Decathlon un soprannome che al francese non è proprio piaciuto. Ma facciamo qualche passo indietro.

Lo sguardo tra i due

I due corridori sono stati protagonisti di un episodio durante la ventesima tappa del Tour de France 2026, quando il francese ha provato a mettersi in testa al gruppetto dei big per lavorare per il compagno di squadra Paul Seixas. A quel punto la maglia gialla si è affiancata al francese e gli ha lanciato un’occhiataccia. Il video è diventato subito virale, ma Prodhomme aveva dato poco peso all’accaduto, dicendo che non si trattasse di un gesto intimidatorio. Durante un’intervista Pogacar ha spiegato quel gesto e come fosse legato anche all’appellativo particolare con cui chiamavano Prodhomme: “Ne avevamo parlato e scherzato al riguardo tra di noi nel team, chiamandolo ‘Pantani’, perché trovava sempre l’energia per quell’accelerazione finale”.

“Voglio essere chiamato con il mio nome”

Il paragone con il Pirata non piace a Prodhomme, che in un’intervista a VéloFuté ha spiegato come non voglia essere accostato allo scalatore di Cesenatico: “Onestamente, non mi riconosco molto in Pantani e preferirei che mi chiamasse semplicemente con il mio nome. Comunque quando leggo la spiegazione di questo soprannome, mi sembra piuttosto un bel complimento. Quindi lo prendo con umorismo e lo vedo dal lato positivo. Nel momento della mia accelerazione non avevo nemmeno notato il suo sguardo: ero concentrato sulla radio e sul mio ciclocomputer. Non c’è alcun problema tra me e Tadej. Abbiamo già discusso della posizione nel gruppo, c’è rispetto, e mi ha persino fatto i complimenti dopo la tappa del Markstein”.


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