Economia

Processo penale telematico, uffici costretti al fai da te

Uffici giudiziari in ordine sparso sul nuovo segmento del processo penale telematico. Da oggi infatti l’utilizzo del canale digitale dovrebbe essere via esclusiva per tutte le misure cautelari previste dal libro quarto del Codice di procedura, andando a completare la digitalizzazione dell’intero primo grado. E tuttavia le criticità sinora emerse nell’utilizzo dell’infrastruttura tecnologica predisposta dal ministero della Giustizia allontanano ancora un’applicazione uniforme .

La posizione del ministero

A tenerne conto, in una certa misura, è lo stesso ministero che, con un decreto, ha disposto la conservazione del tradizionale canale analogico fino al 30 giugno 2026 per gli atti, i documenti e le richieste relative alle intercettazioni e al 31 marzo 2026 per le impugnazioni cautelari. Troppo esiguo il rinvio e con un deficit di ragionevolezza sul fronte delle misure cautelari (perchè solo le impugnazioni?) aveva osservato il Csm nel suo parere.

L’azione degli uffici giudiziari

E adesso i capi degli uffici giudiziari fanno da sè. A Napoli il procuratore generale Aldo Policastro ha sospeso per sei mesi l’utilizzo di App, comprendendo, tra l’altro, le iscrizioni urgenti di notizie di reato, il giudizio direttissimo, le richieste di misure cautelari, le convalide di arresti e sequestri, le procedure di riesame, le attività relative alle intercettazioni e la produzione documentale del pubblico ministero.

Alla decisione ha replicato ieri una nota del ministero che, da una parte, ricorda come «l’utilizzo dell’applicativo App non sono il frutto di una scelta discrezionale dell’attuale Amministrazione, ma l’attuazione di obblighi normativi puntuali, introdotti dalla riforma Cartabia e collegati a milestone vincolanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Su questo terreno, il ministero si è trovato a salire su un treno già in corsa, lanciato ad alta velocità, senza la possibilità di arrestarne la marcia». Dall’altra, via Arenula sottolinea i ritardi organizzativi e di adozione tecnologica della procura di Napoli.

Napoli però era stata preceduta da Roma, dove il presidente Lorenzo Pontecorvo aveva già disposto deroghe ai vincoli di utilizzo digitale per le criticità riscontrate, dall’assenza nell’applicativo dell’atto o della fase procedimentale ai blocchi o gravi rallentamenti dell’operatività del sistema.


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