Sardegna

Processo “Hazzard”, la Corte d’Appello assolve il segretario comunale Giuseppe Mura e il responsabile dell’Ufficio tecnico Marco Contini

Cagliari 

Rispettivamente di Ghilarza e Macomer, erano stati condannati nel 2024 dal Tribunale di Oristano

Si chiude in parte con un ribaltamento della sentenza di primo grado il cosiddetto “processo Hazard”, al centro negli ultimi anni che aveva avuto grande risalto sulla stampa, perché vedeva coinvolti  diversi e noti amministrazioni comunali tra Nuorese e alto Oristanese.

La Prima sezione penale della Corte d’Appello di Cagliari ha pronunciato questa mattina il dispositivo della sentenza, le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

Nel 2024 il Tribunale di Oristano aveva condannato l’allora sindaco di Borore Salvatore Ghisu a 4 anni e 3 mesi di reclusione, il segretario comunale Giuseppe Mura – di Ghilarza – a 3 anni e 10 mesi e il responsabile dell’ufficio tecnico Marco Contini – di Macomer – a 3 anni e 6 mesi, nell’ambito di un procedimento relativo ad alcune deliberazioni della Giunta comunale e a un atto di liquidazione di onorari professionali.

La Corte d’Appello – presieduta da Giovanni Lavena con i giudici Alessandro Castello e Dario De Luca – ha invece assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” il segretario comunale Giuseppe Mura, difeso dagli avvocati Massimo Ledda e Piero Franceschi, e il tecnico Marco Contini, difeso dall’avvocato Guido Manca Bitti, prosciogliendoli da tutti i capi di imputazione.

Per l’ex sindaco Salvatore Ghisu, difeso dall’avvocato Gianfranco Siuni, sono invece arrivate tre assoluzioni, mentre per un quarto capo d’imputazione è stata confermata la responsabilità, con una sensibile riduzione della pena a un anno e sei mesi di reclusione, beneficiando della sospensione condizionale.

Secondo gli avvocati di Giuseppe Mura,  Ledda e Franceschi, la Corte ha accolto la tesi del cosiddetto “falso innocuo”, ritenendo che le irregolarità contestate non avessero alcuna rilevanza penale. In particolare, le delibere oggetto del procedimento sarebbero state adottate durante riunioni effettivamente svolte, con il numero legale garantito e approvate all’unanimità. La difesa ha inoltre sostenuto che l’errata attestazione della presenza di un assessore non avrebbe inciso sulla validità degli atti, sul loro contenuto né prodotto conseguenze economiche o giuridiche rilevanti, risultando quindi priva della capacità di ledere la fede pubblica.

La vicenda giudiziaria, almeno per due dei tre imputati principali, si conclude dunque con una piena assoluzione in secondo grado. Resta ora da attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per conoscere nel dettaglio le ragioni della decisione della Corte d’Appello di Cagliari.

Martedì, 23 giugno 2026

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