Calabria

Processo Cutro, stop alle riprese in aula: la protesta dei giornalisti crotonesi


Trentasette tra giornalisti e operatori dell’informazione della provincia di Crotone esprimono forte preoccupazione per l’ordinanza del Tribunale di Crotone che vieta le riprese televisive in aula durante le udienze del processo sui mancati soccorsi per il naufragio di Steccato di Cutro.

Il provvedimento è stato adottato dal collegio giudicante presieduto dal giudice Alfonso Scibona, con i giudici a latere Giuseppe Collazzo e Glauco Panattoni. L’ordinanza consente ai giornalisti di accedere esclusivamente a immagini e audio realizzati dal personale tecnico del Tribunale, previa specifica richiesta e autorizzazione, motivando la decisione con la necessità di garantire «il sereno e regolare svolgimento dell’istruttoria dibattimentale».

Le criticità evidenziate

I cronisti si interrogano sulle ragioni per cui la presenza di telecamere possa compromettere il regolare svolgimento di un processo di rilevanza nazionale e internazionale, che proprio per la sua importanza richiede un’informazione puntuale, corretta e trasparente.

Secondo i giornalisti, le modalità stabilite dal collegio non sono sufficienti a garantire un’informazione di qualità. Il diritto di cronaca, infatti, comprende anche il racconto diretto e documentato di quanto avviene in aula, indispensabile per restituire all’opinione pubblica una rappresentazione completa e indipendente dei fatti.

L’utilizzo esclusivo di immagini fornite dal Tribunale, sottolineano, rischia di appiattire il racconto, impedendo la personalizzazione dei servizi giornalistici, la valorizzazione di volti e storie e penalizzando la qualità tecnica del lavoro.

Richiesta di revisione

Ulteriori perplessità riguardano le modalità di accesso al materiale: non è chiaro se la richiesta debba essere presentata per ogni udienza o una sola volta, se individualmente o in forma collettiva, né con quali tempi e modalità verrebbero messi a disposizione audio e immagini. Un aspetto particolarmente critico, considerata la durata e la complessità delle udienze, spesso incompatibili con le esigenze dei telegiornali e delle trasmissioni di approfondimento.

Per queste ragioni, i giornalisti e gli operatori dell’informazione chiedono al collegio giudicante di rivedere la propria decisione, consentendo alla stampa di svolgere il proprio lavoro nel rispetto delle regole, con strumenti adeguati e in condizioni di parità rispetto ad altri procedimenti di analogo rilievo pubblico.


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