Prima si vota meglio è

Piazza piena, anzi pienissima. Elly Schlein arriva alla Festa dell’Unità provinciale di Bologna al Parco Cevenini e trova ad aspettarla un mare di gente, tra iscritti storici e simpatizzanti arrivati apposta per ascoltarla.
A margine dell’evento, parlando con i giornalisti, la segretaria nazionale del Pd conferma il pieno appoggio del partito all’amministrazione di Matteo Lepore, che sta “portando avanti il programma su cui si era impegnato”. Il primo tema toccato è quello dei nidi: “per la prima volta si è riusciti a zerare le liste d’attesa”, dice, per poi allargare il discorso a tutto il welfare cittadino: l’obiettivo, spiega, è che i bolognesi possano “avere un lavoro dignitoso senza che sia precario e con salario da fame” e contare su “servizi in questa città che non ti lasciano da solo nel bisogno”.
Bologna “sotto attacco della propaganda della destra”
Il contesto nazionale, avverte, non aiuta: “in Italia abbiamo avuto gli stipendi più bassi d’Europa” e insieme “il costo dell’energia più caro d’Europa”, un mix che ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie. Da qui la rivendicazione del lavoro dell’amministrazione comunale, impegnata “a costruire la Bologna del futuro con tanti investimenti, infrastrutture e cantieri”.
Il bersaglio principale delle sue dichiarazioni resta però il governo. Bologna, dice Schlein, “ha un ruolo molto importante nel panorama politico nazionale” ed è per questo “sotto costante attacco da parte della propaganda della destra”. L’accusa è quella di aver “tagliato i fondi ai comuni” anche sul trasporto pubblico locale, lasciando i sindaci soli a scegliere se “tagliare i servizi o aumentare i prezzi dei biglietti”, senza che il ministro Salvini “se ne prenda mai la responsabilità”. Non va meglio sul fronte infrastrutture, dove secondo la segretaria l’esecutivo “ha voluto mettere solo un investimento”, quello sul Ponte sullo Stretto di Messina, bollato senza mezzi termini come “un errore” e “un progetto dannoso”.
Sicurezza: “È una responsabilità del governo nazionale”
Anche sulla sicurezza Schlein rivendica un approccio alternativo: “la sicurezza è una responsabilità del governo nazionale”, dice, chiedendo all’esecutivo di smettere di scaricarla sui Comuni mentre taglia le risorse “anche per pagare la polizia municipale”. La proposta, condivisa con le altre opposizioni, è di far rientrare “quei soldi buttati per le prigioni vuote e illegali” in Albania e usarli per assumere più agenti. Il modello che rivendica tiene insieme due piani: “i presidi delle forze dell’ordine e accanto i presidi sociali, educativi, culturali”.
Il passaggio più tagliente riguarda i conti pubblici. Rispondendo alle accuse della premier sull’aumento dei fondi per l’università, Schlein ironizza: “se ha un problema con la calcolatrice le possiamo prestare la nostra”. Il punto, spiega, è che gli investimenti vanno letti in rapporto al Pil e non in valore assoluto, perché senza tener conto dell’inflazione “non ci sono gli stessi soldi di prima negli ospedali per assumere medici e infermieri”. Sull’università il conto è ancora più netto: un taglio reale che stima “di circa il 15%”.
Capitolo sanità: per la segretaria sono “6 milioni di persone che rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa sono troppo lunghe”, conseguenza diretta di investimenti calati “sul Pil”. Dati che, dice rivolgendosi alla premier, “non è il Pd che dice” esistano, ma numeri oggettivi: “sono numeri che non litigano”.
Elezioni, la sfida a Meloni: “Dica quando l’Italia tornerà a votare”
Non manca l’affondo sul caro vita, con l’esempio di un insegnante precario che con 1.050 euro al mese e due supplenze lontane da casa si ritrova, tra carburante e spese, con “600 euro per vivere” e un quarto figlio in arrivo. Un caso che Schlein usa per attaccare la retorica del governo sulla natalità: “si riempie la bocca di supporto alla famiglia e fa il contrario di quello che serve alle famiglie italiane”, aggiungendo che prima di parlare di denatalità bisognerebbe “contrastare la precarietà che loro hanno agevolato”.
Chiusura, come sempre in questa fase, sul nodo elettorale: alla premier Meloni la segretaria del Pd chiede di dire “quando l’Italia tornerà a votare”, perché per il Pd “prima si fa, meglio è per il paese”.
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