Liguria

Presunti fondi ad Hamas, la Cassazione annulla con rinvio l’arresto di Mohammad Hanonun


Genova. La quinta sezione della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio a una nuova sezione del Tribunale del Riesame di Genova l’arresto di Mohammad Hannoun, il 64enne architetto e attivista palestinese arrestato a fine dicembre perché accusato di essere al vertice della cellula italiana di Hamas che avrebbe finanziato attraverso le associazioni benefiche da lui promosse a cominciare dall’Abspp (Associazione benefica di solidarietà con i popolo palestinese) con sede a Genova.

Con quello di Hannoun (difeso dagli avvocati Fabio Sommovigo e Dario Rossi) sono stati annullati anche gli arresti di Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji.

La Cassazione ha anche respinto i ricorsi dei pm Luca Monteverde e Marco Zocco contro la scarcerazione di Rahed Al Salahat (difeso dagli avvocati Samuele Zucchini ed Emanuele Tambuscio) referente dell’associazione Abspp (presieduta da Hanonun, per Firenze e la Toscana e Khalil Abu Deiah, custode della Cupola d’Oro di Milano.

Le motivazioni della Cassazione saranno note entro 30 giorni. Nel frattempo Hannoun resta rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Terni, dove gli sono stati vietati anche gli incontri con i famigliari sia in presenza sia online.

Solo quando si conosceranno le motivazioni della decisioni sarà possibile capire cosa potrà accadere con il nuovo riesame che potrebbe essere fissato entri 10 giorni.

Inutilizzabili i documenti inviati dallo Stato di Israele

Quello che appare certo, visto il respingimento del ricorso dei pm, è che i documenti israeliani sono stati definitivamente esclusi come fonte indiziaria, come già aveva disposto il Riesame di Genova e anche i pg della stessa Cassazione, sul punto in netto contrasto con i pm genovesi.

Il tribunale del Riesame aveva escluso l’utilizzabilità della documentazione proveniente da Israele in quanto anonima. “Poiché il vettore che ha raccolto e trasmesso gli atti è un vettore anonimo – aveva scritto la presidente Marina Orsini – al di là della natura documentale o meno di quanto trasmesso, quanto contenuto in tali atti non verrà oggi utilizzato per vagliare la tenuta dell’impianto accusatorio”.  E “la natura anonima dell’atto di trasmissione non viene superata dalle produzioni effettuate in udienza dal pm allegando atti di trasmissione, in allora pervenuti alla Polizia Italiana, anch’essi non firmati”. Inoltre, i documenti sequestrati sul campo di battaglia sono privi di qualunque verbale di sequestro che ne comprovino le modalità di acquisizione e i requisiti di rispetto delle leggi. Su questa documentazione gli avvocati degli indagati avevano sempre chiesto con fermezza l’esclusione per la mancanza di garanzie sull’acquisizione visto che in un contesto di guerra potrebbero non essere stati rispettati i principi fondamentali sulla tutele di legge e sul rispetto dei principi fondamentali relativi ai diritti umani.

Su Hannoun e gli altri tre indagati rimasti in carcere il tribunale del Riesame aveva parlato di un “solido quadro indiziario” composto da intercettazioni e acquisizione di documentazione sul server (che era stato infiltrato con un trojan) dell’Abspp e un’adesione ideologica di Hannoun ad Hamas.

Le precedenti inchieste (e i proscioglimenti)

Hannoun già per due volte negli ultimi vent’anni era stato indagato e poi prosciolto per i finanziamenti attraverso la sua associazione benefica. Nel marzo del 2006, il gip di Genova Maurizio De Matteis aveva respinto una richiesta di arresto perché, pur essendoci “una certa condivisione degli ideali dell’associazione in questione”, all’inchiesta della procura mancavano i “gravi indizi” del sostegno diretto alle attività di lotta armata di Hamas. E nel 2010  la pm Francesca Nanni aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione perché aveva rilevato la “difficoltà, in alcuni casi impossibilità, di utilizzazione del materiale trasmesso da Israele, spesso raccolto nel caso di vere e proprie operazioni militari, peraltro senza l’osservanza dei principi fondamentali che regolano l’acquisizione delle prove nel nostro ordinamento”. Ancora, nel 2018 la Procura di Roma aveva indagato e poi prosciolto per motivazioni simili l’associazione presieduta da Hannoun.

 

Legale Hannoun: “Possibile messa in discussione del 270bis”

“Visto che il provvedimento riguarda tutti, sembra evidente che i giudici della Corte di Cassazione abbiano ascoltato e immagino accolto il tema di fondo posto da me e dagli altri difensori, cioè è configurabile in questo caso il 270 bis?”. Così l’avvocato Fabio Sommovigo, difensore, insieme ai colleghi Dario Rossi e Emanuele Tambuscio, del presidente dei palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, dopo la decisione della Cassazione di annullare l’arresto nei suoi confronti e nei confronti di Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji, accusati di fare parte di un’associazione con finalità di terrorismo che avrebbe finanziato Hamas.

 




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