Preservare la fertilità senza disuguaglianze, in Liguria una proposta di legge sul “social freezing”
Genova. Una proposta di legge regionale per affrontare il tema della preservazione della fertilità come questione di salute pubblica, autodeterminazione e accesso equo ai servizi sanitari. È quella presentata dal consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Andrea Orlando Presidente e rappresentante di Linea Condivisa, che oggi ha illustrato i contenuti dell’iniziativa insieme alla consigliera comunale della Lista Salis e rappresentante di Linea Condivisa Erika Venturini e a Marta Maria Nicolazzi, sociologa e cofondatrice di Stiamo Fresche.
“Con questa proposta di legge vogliamo portare dentro le istituzioni un tema che troppo spesso viene lasciato esclusivamente alla dimensione privata, come se riguardasse solo scelte individuali e non invece le condizioni materiali, economiche e sociali in cui quelle scelte maturano – commenta Gianni Pastorino – Parlare di fertilità oggi significa parlare di precarietà lavorativa, di salari insufficienti, di difficoltà abitative, di tempi della vita che non coincidono più con quelli biologici e di un sistema che troppo spesso scarica tutto sulle singole persone”.
“Abbiamo costruito una proposta che non si limita al contributo economico per la crioconservazione degli ovociti, ma affronta in modo più ampio il tema della salute riproduttiva, della prevenzione, del counseling e del rafforzamento dell’accesso alla procreazione medicalmente assistita – continua Pastorino -. In una regione come la Liguria, che conosce bene il tema dell’inverno demografico, sarebbe ipocrita limitarsi a evocare il calo delle nascite senza interrogarsi sulle cause reali che spingono tante persone a rinviare o rinunciare a un progetto di genitorialità. Le istituzioni devono smettere di giudicare le scelte individuali e iniziare a creare le condizioni perché quelle scelte siano davvero libere”.

“Questa proposta di legge rappresenta un segnale importante perché prova a riconoscere che la preservazione della fertilità non può continuare a essere un’opportunità riservata a poche persone – aggiunge Erika Venturini – Oggi il social freezing, cioè la crioconservazione degli ovuli per ragioni non strettamente mediche, ma legate ai tempi della vita, del lavoro, della stabilità economica o personale, resta in Italia un percorso quasi interamente a carico delle singole persone, con costi molto elevati e forti disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi.
“Attualmente la conservazione degli ovuli è generalmente garantita dal sistema sanitario solo in presenza di patologie o trattamenti che possono compromettere la fertilità, mentre chi sceglie di preservarla per motivi sociali o anagrafici deve affrontare privatamente costi, informazioni spesso frammentarie e percorsi poco regolati. Questa proposta prova invece a introdurre un approccio diverso, che riconosce il tema come una questione di salute pubblica, prevenzione e autodeterminazione riproduttiva. Portare il social freezing nel dibattito pubblico significa affrontare questioni che riguardano la salute, il lavoro, la precarietà, i tempi della genitorialità e la libertà di scelta. Per questo è importante che le istituzioni inizino a considerare la fertilità non come una questione privata da gestire individualmente, ma come un tema che richiede strumenti pubblici, informazione scientifica corretta, tutele e accesso più equo ai servizi”, conclude Venturini.
“Consideriamo questa proposta di legge un passaggio importante perché riconosce che la preservazione della fertilità non può restare un privilegio per chi può permetterselo – commenta Marta Maria Nicolazzi – Con la campagna Congeliamo gli ovuli, non i diritti abbiamo portato nel dibattito pubblico l’idea che l’autodeterminazione riproduttiva non debba dipendere dal reddito o dal luogo in cui si vive. Il valore della proposta sta nel provare a tradurre questo principio in una misura concreta, attraverso sostegno economico, informazione scientifica corretta, attenzione ai costi del percorso e rafforzamento dell’accesso ai servizi di procreazione medicalmente assistita. Parlare di fertilità significa parlare di salute, tempo, lavoro, diritti e disuguaglianze. Per questo è importante spostare il tema dalla sfera privata alla responsabilità pubblica”.




