Emilia Romagna

premio vialli (ci lavoro)

Una parata di stelle nel fascino del Cinema Fulgor. Tutti per lui, per Gianluca Vialli. Non solo il calciatore capace di scrivere pagine indimenticabili con Sampdoria, Juventus e Nazionale, ma l’uomo che ha lasciato un segno profondo per la sua umanità e per la dignità con cui ha affrontato la malattia. Rimini ha celebrato così la prima edizione del Premio Gianluca Vialli, chiudendo tre giornate nel segno dello sport, della memoria e dei valori.

I ricordi degli amici e degli ex compagni

Sul palco si sono alternati amici, ex compagni e protagonisti del calcio italiano. Ivano e Dario Bonetti, insieme al gruppo che ha lavorato all’organizzazione, hanno ricordato l’amico e il progetto che avrebbe voluto portare avanti: “Ritrovarci tutti insieme e ricordarlo è qualcosa di speciale. Luca voleva costruire qualcosa per i giovani e voleva farlo nella Sampdoria. Oggi porto avanti questa avventura. Io lo sento vicino e cerchiamo di proporre il suo modo di essere, soprattutto fuori dal campo”.

Beppe Dossena ha sottolineato il suo spirito di squadra: “È difficile trovare una persona con quelle qualità, che si spendeva così tanto per la squadra. È difficile trovare qualcuno che, pur avendo quelle qualità, fosse disposto a sacrificarsi così tanto per gli altri. È stato un generoso”.

Gianluca Pagliuca ha invece affidato il ricordo a un aneddoto: “Mi dava sempre dei consigli. Quando facevo qualche cavolata mi diceva: ‘Pagliu, stai calmo’. Io mi arrabbiavo molto, ero abbastanza permaloso”.

Le Legend della Juventus sul palco

Sul palco anche le Legend della Juventus: Stefano Tacconi, Moreno Torricelli, Angelo Di Livio e Fabrizio Ravanelli. “Siamo arrivati assieme alla Juve nella stessa campagna acquisti, io ero quello scartato dalla falegnameria. Vialli è stato il più grande leader che abbia avuto in squadra. Anche gli avversari non lo odiavano, ma lo temevano tantissimo. Era un punto di riferimento a cui poterti aggrappare, era una ricchezza poter parlare con lui”, ha raccontato Torricelli.

Di Livio ha aggiunto: “Era una persona speciale e non sarà mai dimenticato, perché ci ha preso per mano e ci ha condotto verso una mentalità vincente che racchiudeva perfettamente la sua figura. Noi lo ringrazieremo per sempre”. Particolarmente intenso anche il ricordo di Ravanelli: “Lo ricordo con affetto, è stato il mio eroe. Ho sempre cercato di emularlo e lui ha sempre messo davanti la squadra. Ricordo il giorno in cui l’ho conosciuto a Perugia: cercavo di imitarlo anche usando le sue stesse scarpe. Quando lo vidi per la prima volta era sul lettino dei massaggi e gli chiesi dove le prendesse. Arrivavano dal Giappone. Mi ha insegnato soprattutto una cosa: che nella bocca di un campione c’è sempre grande umiltà”.

I giovani premiati e l’omaggio a Vialli

Tra i premiati anche Gioacchino Barranco, Adin Licina e Pio Esposito, vincitore del Premio Goleador. Il giovane attaccante ha ricordato Vialli come un riferimento per le nuove generazioni: “Ho visto molto spesso i suoi gol, ma ho sempre sentito parlare di lui soprattutto come di un esempio per i giovani e come di una persona umile. Ho vestito la maglia della Nazionale dall’Under 16 in poi: quando indossi quella maglia c’è qualcosa che non si può spiegare, è il sogno di tutti i bambini. Posso ringraziare il mister Mancini per la fiducia che mi ha dato dall’inizio”.

Leonardo Bonucci ha ritirato il premio destinato a Marcello Lippi e ha ricordato a sua volta Vialli: “Ricordo Gianluca quando correva sulla pista di Coverciano. Sapevamo la situazione che stava attraversando e gli abbiamo regalato quello che dovevamo”.

Mancini e il ricordo del “gemello”

Il momento più atteso è arrivato con Roberto Mancini, il “gemello del gol”, premiato con il riconoscimento Legend. “È stato un onore essere compagno di Gianluca ed essere suo amico. Alla Sampdoria abbiamo vissuto i momenti più belli della nostra gioventù. È qualcosa di speciale. Eravamo diversi, ed era proprio questo a renderci perfetti insieme: fossimo stati uguali, probabilmente non saremmo mai andati d’accordo. È stato il destino a farci incontrare. Luca manca alla sua famiglia, ma se oggi siamo qui, con tutte queste persone a ricordarlo, significa che rimarrà una leggenda, resterà nella mente di tutti e sarà ancora vivo anche tra 50 anni. In Nazionale è stato una persona importantissima: tutte le volte che dopo cena parlava in ritiro, tutti lo ascoltavano, perché riusciva sempre a dire qualcosa che colpiva al cuore. I giocatori hanno dato qualcosa in più anche perché lui era lì con loro”.

Alle televisioni Mancini ha poi raccontato il legame personale con Vialli: “È sempre un’emozione particolare. Luca è stato una persona importantissima, non soltanto dal punto di vista professionale ma soprattutto umano. Il nostro era un rapporto molto forte, eravamo praticamente come fratelli”.

Alla domanda se, in alcune scelte della sua carriera, abbia mai pensato a ciò che Vialli gli avrebbe consigliato, Mancini ha risposto: “Sì, sicuramente. Penso anche alla scelta che feci nel 2023, quando lasciai la Nazionale per andare in Arabia Saudita. Luca probabilmente mi avrebbe detto di non andare. Anzi, conoscendolo, forse me l’avrebbe proprio impedito”.

E alla domanda su cosa gli manchi di più, la risposta è stata semplice: “Luca. Mi manca lui, la persona. Il rapporto che avevamo, la sua presenza, il modo in cui riusciva a stare vicino agli altri”.

Roberto Mancini a Rimini 4


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