Precario con due sedi distanti 40 chilometri per 12 ore a settimana. “Spenderò gran parte dello stipendio per la benzina”

Due scuole, dodici ore settimanali di lezione e uno stipendio che si aggira sui mille euro al mese, sul quale pesano anche i costi degli spostamenti. È la situazione raccontata da Michele Ferrante, 33 anni, docente di Scienze di San Ferdinando di Puglia e padre di famiglia, che affronta il sesto anno consecutivo da precario.
La sua storia, raccontata da Repubblica Bari, fotografa uno degli effetti della frammentazione delle supplenze: avere un incarico non significa necessariamente ottenere una cattedra completa e le ore disponibili possono essere distribuite tra istituti differenti.
Due supplenze tra Trani e Canosa
Per il nuovo anno scolastico Ferrante ha ricevuto due incarichi in altrettanti istituti alberghieri, uno a Trani e l’altro a Canosa di Puglia. Le due sedi distano tra loro circa 40 chilometri e il docente deve quindi organizzare la settimana dividendosi tra le scuole.
Il totale è di dodici ore di insegnamento. Ferrante puntava invece alle diciotto ore settimanali corrispondenti a una cattedra completa.
Alla riduzione dell’orario, e quindi della retribuzione, si aggiungono le spese necessarie per raggiungere gli istituti. Una parte consistente dello stipendio finisce così nei costi legati agli spostamenti.
Il sesto anno senza un posto stabile
A 33 anni Ferrante è arrivato al sesto anno di precariato. La prospettiva di un nuovo anno con un incarico parziale si intreccia con le esigenze familiari: il docente ha un quarto figlio in arrivo e racconta la difficoltà di sostenere le spese con un reddito mensile di circa mille euro.
“Come faccio a vivere?” è la domanda con cui sintetizza una condizione nella quale si rivedono molti docenti precari itinerati.
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