Pratiche commerciali sleali, nell’agroalimentare 5mila controlli

«Si tratta di ritardi nei pagamenti, modifiche o cancellazioni unilaterali degli ordini, rifiuti di contratti di acquisto scritti: tutti comportamenti con cui chi fa impresa è costretto a fare i conti ogni giorno», commenta Paolo De Castro, oggi presidente di Nomisma, ma ex europarlamentare ed ex relatore per il Pe della direttiva contro le pratiche sleali. «L’impatto si ripercuote sui consumatori, in una corsa al ribasso che diminuisce la qualità, incentivando sfruttamento del lavoro, caporalato e pratiche insostenibili. E ovviamente su chi produce, con costi aggiuntivi di quasi 5 miliardi di euro all’anno, e un danno a livello europeo per oltre 10 miliardi».
Lo scorso dicembre la commissione Ue ha presentato una sua relazione sullo Stato di attuazione della direttiva da cui emerge che il 90% dei controlli europei, è stato eseguito in Spagna, Italia, Cipro e Ungheria.
Più +8% in volume e +13% in valore l’export ortofrutticolo nei primi 9 mesi del 2025. Sono i dati citati, sempre a fruit logistica dal presidente di Fruitimprese, Marco Salvi e dal presidente di Cso-Italy, Paolo Bruni, in apertura di giornata, mentre i consumi nazionali salgono al +5%, dopo anni di caduta. Anche Coldiretti e Filiera Italia hanno ricordato il record storico dell’export, che «resta però esposto a forti squilibri lungo la filiera e a una concorrenza internazionale che ne mette a rischio la sostenibilità economica».
«Abbiamo un’Italia che fa sistema ed il settore dell’ortofrutta ne è un esempio», ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenuto all’inaugurazione del padiglione Italia nella Berlin Messe.
«Con 18,9 miliardi di euro di valore, 150mila aziende coinvolte e oltre un milione di ettari coltivati, rappresenta il primo comparto nazionale e incide per il 28% sulla produzione agricola totale. Un patrimonio che il sistema Paese e l’Europa hanno il dovere di proteggere e che è entrato in una fase di transizione violenta», ha però ricordato il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. «Tra crisi climatiche, tensioni geopolitiche e squilibri commerciali, le nostre imprese non possono più restare sole a gestire l’urto di un mercato globale sempre più sbilanciato, senza regole comuni, senza reciprocità negli scambi e senza tutele adeguate per il reddito».
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