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Povera Italia, dopo la disfatta in Bosnia in serie A solo 64 titolari non erano stranieri


Il calcio italiano continua a raccontarsi storie che non trovano riscontro sul campo. Dopo la notte amara di Bosnia, con la terza esclusione consecutiva della Nazionale dalla fase finale dei Mondiali, l’ultimo turno della serie A ha mostrato una fotografia impietosa: nessuna svolta, nessuna scossa, nessun segnale davvero concreto di cambiamento. I numeri, come spesso accade, sono più sinceri di qualsiasi dichiarazione d’intenti. Nel turno successivo alla figuraccia di Zenica, su 220 calciatori partiti titolari nelle venti squadre di A (undici con proprietà straniere), appena 64 potevano essere convocati nella Nazionale italiana: appena il 29%.

I due opposti: Cremonese e Como

Le partite con il maggior numero di italiani, nove, sono state Sassuolo–Cagliari e Cremonese–Bologna. Nella squadra lombarda, terzultima in campionato, il record: 7 titolari su 11 eleggibili per la maglia azzurra. All’opposto, Udinese-Como: un solo italiano in campo tra i 22, Zaniolo, e un solo italiano tra i subentrati, Bertola (entrato al 41’ del secondo tempo). Tutti stranieri nel Como, la squadra più glamour del nostro campionato, in cui il calciatore italiano più utilizzato della rosa, il difensore Edoardo Goldaniga, in questa serie A ha giocato appena 14 minuti.

L’azzurro resiste in panchina

Su 23 reti segnate nell’ultima giornata, solo 11 portano la firma di giocatori italiani, meno della metà. Quella più pesante è stata realizzata in Napoli-Milan da Matteo Politano, sfortunato protagonista della sconfitta in Bosnia nonché unico non straniero dei nove subentrati della partita del Maradona. La prevalenza azzurra è invece ancora netta tra gli allenatori: gli stranieri sono cinque, un quarto del totale. Ma non sono italiani i tecnici della capolista (l’interista Chivu) e della squadra sorpresa del campionato, il Como appunto, guidato da Fabregas.


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