Potenza, maxi-inchiesta, Acta, il pacchetto di voti comprati con le assunzioni
Il filone Acta nella maxi-inchiesta di Potenza. La Procura rivela le ingerenze della politica nella gestione dei rifiuti. Il patto occulto tra funzionari compiacenti e faccendieri
Un sistema opaco di scambi, favori occupazionali e tessere elettorali ha inquinato la gestione dell’azienda municipalizzata Acta S.p.a. di Potenza, la società pubblica che governa i servizi di igiene urbana nel capoluogo. L’inchiesta della Procura distrettuale ha scoperchiato un fitto reticolo di clientelismo e corruzione politica, finalizzato a barattare assunzioni forzate nel servizio di raccolta differenziata dei rifiuti con pacchetti di voti garantiti per le successive tornate elettorali. Gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati funzionari pubblici e intermediari con le accuse di induzione indebita, falsità ideologica e corruzione aggravata.
IL FILONE DI INCHIESTA SULL’ACTA DI POTENZA
Il cuore di questo terzo filone d’indagine, formalizzato in tre capi d’imputazione (relativi a corruzione, assunzioni, appalti e conflitti d’interesse), delinea un quadro di grave alterazione delle regole di trasparenza della pubblica amministrazione lucana. Al centro della trama investigativa si colloca la figura del pubblico ufficiale Vincenzo Albano, funzionario tecnico e influente Responsabile Unico del Procedimento (RUP) all’interno dell’Acta.
Secondo quanto ricostruito dettagliatamente dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile dei Carabinieri, Albano avrebbe abusato sistematicamente della propria qualifica e dei poteri di vigilanza per esercitare un’opera di indebita persuasione e pressione sui vertici operativi della società privata “Pellicano Verde S.p.A.”, azienda assegnataria diretta del servizio di raccolta dei rifiuti solidi porta a porta. Sfruttando la dipendenza economica della ditta dalle commesse pubbliche erogate dalla municipalizzata, il funzionario ha indotto il rappresentante di fatto della società, Salvatore Discianni, ad assumere stabilmente un netturbino da lui segnalato, Enrico Mazzariello, inserendolo nell’organico dei raccoglitori.
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LE ASSUNZIONI
La contropartita di questa assunzione forzata non si limitava al mero favoritismo. L’indagine documenta un preciso accordo corruttivo a sfondo politico. L’assunzione del lavoratore segnalato era stata infatti esplicitamente richiesta ad Albano dal faccendiere Antonio Lopiano, il quale, agendo in concorso con l’intermediario Orazio Colangelo, aveva garantito al funzionario pubblico un massiccio e duraturo blocco di preferenze elettorali in vista delle successive consultazioni amministrative. I due promotori potevano infatti vantare e disporre di un ampio e consolidato bacino di elettori, accumulato nel tempo sul territorio potentino per aver promosso e orientato le candidature passate di esponenti politici locali della maggioranza consiliare.
IL RUOLO DEI LOPIANO
L’opera di brokeraggio occupazionale fruttava peraltro a Lopiano un ritorno economico diretto, con una trattenuta fissa di cento euro corrisposta dal lavoratore assunto quale compenso per la mediazione abusiva.
L’attività istruttoria della Procura ha inoltre scoperchiato un secondo e inquietante ramo legato alla falsificazione degli atti di gara per coprire clamorosi conflitti di interesse di natura familiare. I Carabinieri hanno accertato che il funzionario Vincenzo Albano, in qualità di responsabile unico del procedimento, incaricato di gestire la procedura aperta per l’affidamento del servizio differenziato nelle zone periferiche della città, avrebbe indotto in errore il direttore generale ad interim dell’Acta, Nicola Margiotta.
INCHIESTA ACTA DI POTENZA, LE DETERMINE E GLI ATTI DI AGGIUDICAZIONE
Nello specifico, Albano ha fatto controfirmare determine a contrarre e atti di aggiudicazione definitiva ideologicamente falsi, omettendo deliberatamente di dichiarare l’assoluta situazione di incompatibilità e di conflitto di interessi che lo legava a una delle aziende vincitrici dell’appalto pubblico, la cooperativa “Progettambiente”. Il rappresentante legale di fatto di questa società ecologica era infatti Massimo Marsicano, cugino di secondo grado del medesimo funzionario pubblico. Una gestione familiare e privatistica della cosa pubblica che, per i magistrati distrettuali lucani, ha leso gravemente i diritti delle aziende concorrenti, calpestando la trasparenza e la libera concorrenza nel mercato dei servizi pubblici locali.
L’inchiesta lucana punta ora a verificare se questo collaudato sistema di favoritismi e clientele abbia condizionato altri settori strategici della municipalizzata, estendendosi oltre i confini del capoluogo per inquinare la trasparenza di ulteriori commesse pubbliche legate alla gestione regionale dei rifiuti.
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