Pogacar vince il quinto Tour de France: dominato o despota?
Tourmalet, Galibier, Alpe d’Huez, Le Markestein. Non c’è rivale, terreno o salita che possa resistere a Tadej Pogacar. Il fuoriclasse sloveno ha dominato il Tour de France 2026 e ha raggiunto il record di 5 successi di Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Miguel Indurain e Bernard Hinault. Inoltre, è salito a 26 vittorie di tappa, a meno nove dalle 35 di Mark Cavendish.
L’emblema del suo monopolio in giallo è il record di scalata dell’Alpe d’Huez stabilito nella 19esima tappa. Quel 35’27”, che ha abbassato di 1’13” il precedente primato (36’40”) di Marco Pantani risalente al 1995. Un tempo storico, con una VAM (velocità ascensionale media) di 1.882 m/h: allo stesso ritmo per un’ora avrebbe scalato 1.882 metri di dislivello. Qualcosa di impensabile per qualsiasi altro essere umano, come la media di 23,3km/h in una salita di 13,8km al 8,1%. Basti pensare che il secondo migliore, Remco Evenepoel, ha chiuso in 37’56”, tempo distante da quello di Pantani e che vale “solo” la settima prestazione di sempre sull’Alpe d’Huez.
Ma questa è una delle tante sfumature del dominio di Pogacar. Da inizio 2026 ha già vinto 19 corse, concedendo due vittorie di tappa in questo Tour, una a Isaac Del Toro a Barcellona e l’altra a Evenepoel a Plateau de Solaison. L’unica vera sconfitta è arrivata alla Parigi-Roubaix, dove è stato battuto in volata da Wout Van Aert. Impressionante è anche il distacco inflitto al secondo in classifica generale: 6’26”. Nonostante nella penultima tappa abbia aspettato il suo compagno di squadra Del Toro.
Pogacar è in testa al ranking UCI (la Federazione internazionale del ciclismo) dal 2021 e negli ultimi tre anni ha vinto: 1 Giro d’Italia, 3 Tour de France, 2 Mondiali in linea, 1 Europeo e 9 classiche Monumento. Oltre alla Roubaix, l’unica grande corsa che gli manca è la Vuelta, a cui potrebbe partecipare quest’anno viste le indiscrezioni emerse durante il Tour e mai smentite. Se si escludono le volate di gruppo, è il più forte su ogni terreno. In salita, sugli strappi brevi, sul pavé, sullo sterrato e anche in discesa rispetto agli altri uomini di classifica.
Di conseguenza, se in futuro il Tour proponesse un percorso con il pavé o lo sterrato, questo giocherebbe ancor di più a suo vantaggio. E già quest’anno gli organizzatori hanno cercato di tenere chiusa la corsa fino alla fine, non inserendo nelle prime due settimane salite troppo dure, tranne Plateau de Solaison, e concentrandole nell’ultima settimana. Ma non è bastato a frenare il suo dominio.
Per molti questo monopolio è noioso e in questo Tour si sono sentiti diversi fischi da parte dei tifosi. La loro tesi è: ammazza le corse troppo presto e il risultato è scontato in partenza. Per altri le sue gesta sono esaltanti. Con lui lo spettacolo è sempre garantito. Quando vuole attacca e anche nella giornata apparentemente innocua può sfoderare un assolo, vedi la prima tappa del Tour de Suisse 2026. Pogacar ha riportato il ciclismo alle sue origini, con azioni solitarie di oltre 50km, ma per molti l’esito ormai è scontato.
Il vero problema è l’assenza di rivali. Se in alcune classiche Mathieu Van der Poel riesce a dargli del filo da torcere, nei Grandi Giri nessuno tiene il suo passo. L’unico era Jonas Vingegaard, ma dal 2024 non impensierisce più lo sloveno. E dopo il trionfo al Giro d’Italia, il danese è parso in calo. La caduta nella 15esima tappa ci ha privato della controprova sulle vere salite, quelle adatte a lui, ma nelle prime 14 frazioni non è mai riuscito a seguire Pogacar, come faceva un tempo. La frattura della clavicola e l’età (30 anni a dicembre) fanno pensare che Vingegaard calerà nei prossimi anni. La sua squadra ha già annunciato che potrebbe non correre più nel 2026 e non è un buon segno. La speranza è che possano emergere i giovani, su tutti Paul Seixas, che ha 19 anni ha chiuso quarto il suo primo Tour. Il francese ha già dimostrato di poter reggere Pogacar alla Liegi-Bastogne-Liegi. L’età è dalla sua e dovrebbe migliorare in futuro, ma raggiungere il livello dello sloveno sembra impossibile, a meno che quest’ultimo non cali. L’impressione è che finché Pogacar gareggerà agli altri resteranno solo le briciole.
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