Più lavoro per diplomati e più voglia di università: molti non rifarebbero la stessa scuola superiore

Il diploma torna ad aprire spazi di inserimento nel lavoro, ma il quadro resta articolato e in Umbria si intreccia con dinamiche demografiche e produttive particolari. I dati nazionali arrivano dal XXIII Convegno di AlmaDiploma, che ha analizzato il profilo di circa 24 mila diplomati del 2025 e gli esiti occupazionali di oltre 59 mila diplomati del 2024 e del 2022, rispettivamente a uno e a tre anni dal titolo.
A livello italiano, tra i diplomati del 2024 a un anno dalla maturità il tasso di occupazione è del 42 per cento, includendo anche chi svolge attività di formazione retribuita come gli stage. Per i diplomati del 2022, osservati a tre anni dal titolo, la quota sale al 50,1 per cento, con un aumento di 8,4 punti rispetto alla precedente rilevazione. Le differenze sono legate all’indirizzo di studio: lavorano il 51,5 per cento dei diplomati degli istituti professionali, il 49 per cento dei tecnici e il 35 per cento dei liceali. Si tratta di valori tornati sui livelli precedenti al 2020, dopo la flessione registrata negli anni della pandemia.
Crescono i contratti a tempo determinato e il part time, mentre diminuiscono i rapporti non regolamentati. Il mercato appare quindi più strutturato rispetto al passato recente, ma resta il nodo delle retribuzioni. Nel 2025 gli stipendi nominali sono i più alti dell’intero periodo osservato, tuttavia, considerando l’inflazione, il potere d’acquisto rimane inferiore a quello del 2019. Solo tra chi lavora a tempo pieno e non è iscritto all’università si registra un miglioramento reale, con una retribuzione media netta mensile di 1.422 euro.
Se questi sono i numeri nazionali, in Umbria il fenomeno si inserisce in un contesto segnato da una popolazione che invecchia e da un sistema produttivo composto in larga parte da piccole e medie imprese. Secondo i dati più recenti della Camera di commercio dell’Umbria, nel 2023 gli under 35 rappresentano il 20,7 per cento degli occupati regionali, mentre gli over 50 hanno raggiunto il 41,6 per cento. Il ricambio generazionale nel lavoro, quindi, è più lento e questo incide anche sulle opportunità per i neo diplomati.
Sul fronte della partecipazione al mercato del lavoro, però, l’Umbria mostra indicatori migliori della media nazionale. Nel 2024 il tasso di attività dei giovani tra 15 e 29 anni è pari al 71,5 per cento, superiore sia alla media del Centro Italia sia a quella italiana, che si ferma al 66,6 per cento. Anche il tasso di disoccupazione giovanile è più contenuto rispetto al dato nazionale. Questo significa che, pur in un contesto di dimensioni ridotte, la quota di giovani umbri che lavorano o cercano lavoro è relativamente significativa.
Non esistono al momento dati ufficiali disaggregati esclusivamente per i diplomati umbri a uno o tre anni dal titolo, analoghi a quelli diffusi da AlmaDiploma a livello nazionale. Tuttavia è verosimile che le dinamiche regionali seguano l’andamento generale, con maggiori opportunità per chi proviene da istituti tecnici e professionali, percorsi storicamente radicati nel tessuto produttivo umbro, che comprende manifattura, edilizia, agroalimentare e servizi alle imprese.
Un altro elemento centrale riguarda la prosecuzione degli studi. Alla vigilia del diploma, nel 2025, il 60,9 per cento degli studenti italiani dichiara di voler proseguire esclusivamente con l’università. A un anno dal titolo, il 71,6 per cento dei diplomati del 2024 risulta effettivamente iscritto a un corso di laurea, con un aumento di oltre sei punti percentuali rispetto al 2019. La laurea viene percepita sempre più come un passaggio necessario per accedere a professioni qualificate, e questo orientamento riguarda anche molti studenti umbri, che spesso scelgono di iscriversi agli atenei regionali o di spostarsi fuori regione.
Resta però il tema della soddisfazione e dell’orientamento. Il 75,5 per cento dei diplomati del 2025 si dichiara soddisfatto dell’esperienza complessiva alle superiori, ma solo il 52,2 per cento rifarebbe la stessa scelta di indirizzo e di istituto. A un anno dal diploma, tra i diplomati del 2024, la quota di chi confermerebbe esattamente lo stesso percorso sale al 58,8 per cento. In altre parole, oltre quattro studenti su dieci cambierebbero almeno uno degli elementi della propria scelta iniziale.
Quasi tutti dichiarano di aver partecipato ad attività di orientamento, sia alle medie sia alle superiori, ma poco più della metà le considera realmente utili. Per l’Umbria, dove il calo demografico riduce progressivamente il numero di iscritti e dove il collegamento tra scuola e imprese è spesso affidato a iniziative locali, il tema dell’orientamento assume un peso ancora maggiore. Migliorano le possibilità di inserimento dopo il diploma e cresce la spinta verso l’università, ma resta aperta la questione di come accompagnare gli studenti verso percorsi coerenti con le competenze richieste dal mercato del lavoro regionale.
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