Pirlo c.t. dell’Italia: le analogie con l’esperienza alla Sampdoria

Genova. In bilico tra chi lo esalta come nuovo profeta e chi lo dileggia guardando solo al palmarès, Pirlo sta per diventare il nuovo commissario tecnico della Nazionale Italiana. L’anno alla Sampdoria è forse l’ideale per avere uno spaccato meno favoleggiante sul tipo di allenatore designato dai vertici federali.
L’ex allenatore bluerchiato è stato scelto da Maldini e Leonardo dopo il rifiuto di Pep Guardiola ed è stato
preferito a nomi pesanti della panchina come Mancini e Conte. Una decisione che fa discutere perché il suo curriculum da allenatore non sembra rispondere ai requisti giusti per occupare la panchina più scottante del Paese. Escludendo le esperienze in Turchia e in Arabia, le uniche panchine di Pirlo sono state con la Juventus (quarto posto, Coppa Italia e Supercoppa) e alla Sampdoria (primo turno playoff ed esonero dopo tre giornate nella stagione successiva).
Il compito che ha avuto alla Sampdoria nella stagione 2023/24 ha diverse analogie, con le classiche “debite proporzioni”, con quello che lo attende con l’Italia.
Ricostruire dalle macerie
Pirlo ereditò una squadra retrocessa e privata degli elementi migliori. In Nazionale, raccoglie una squadre che viene da tre delusioni consecutive: le mancate qualificazioni ai Mondiali 2022 e 2026 e il fallimento a Euro 2024.
Pirlo è stato apprezzato in blucerchiato perché, a dispetto di quanto racconta la vulgata, ha di rado fatto pesare il suo passato da campione riuscendo a cementare il gruppo intorno a sé. Chi lo ha vissuto da vicino, parla di un uomo riservato ma pronto alla battuta e in generale capace di farsi ascoltare anche per l’aura di campione che lo avvolge. Può quindi rappresentare un punto autorevole da cui partire pur senza grossi successi da allenatore. Si poteva, però, dire la stessa cosa di Gattuso.
Lanciare i giovani
Nella Sampdoria 23/24 non c’erano molte alternative rispetto al valorizzare calciatori alle prime armi. Ma è anche vero che l’Italia di oggi non pullula di campioni affermati a livello internazionale.
Sotto la sua guida sono cresciuti calciatori come Stankovic, Ghilardi, Facundo Gonzalez, Leoni, Pedrola, Sebastiano Esposito, Yepes e De Luca. Ma ha saputo anche farsi apprezzare da senatori come Kasami e Borini, giocatori che poi hanno “rotto” con il club anche per la loro vicinanza al tecnico e “distanza” rispetto al ds Accardi.
Gestire le pressioni
Come alla Juventus, allenare la Sampdoria al primo anno di Serie B significava essere fin da subito nel mirino della critica. Ora lo sarà a livello nazionale.
Nell’ambiente blucerchiato, viene ricordato come un allenatore che riusciva a volare “sopra alle cose” facendosi scivolare addosso le pesanti critiche dei suoi primi mesi quando la squadra arrancava tra difetti strutturali ed errori dei singoli.
Dare identità di gioco senza divenare schiavi di un modulo
Seguendo l’esperienza alla Sampdoria, si è potuto notare che i discorsi sul “maestro che non ha moduli fissi eccetera” sono relativi a uno stereotipo che si è creato attorno al personaggio. Pirlo è stato integralista nei primi mesi sulla ripartenza dal basso pagandone spesso le conseguenze negative derivanti da una squadra senza grandi giocatori o calciatori esperti. Ma ha cambiato diverse volte lo schieramento in corso d’opera adattandosi specialemente per via dei tanti infortuni dell’annata: 3-4-3, 3-5-2, 3-4-2-1 i moduli che ha alternato.
Negli ultimi tre anni, ormai, la Sampdoria di Pirlo è stata l’ultima che a sprazzi ha fatto vedere un gioco piacevole e giocatori valorizzati. Il sesto posto sul campo, settimo per la penalizzazione, non è stato esaltante ma comunque un buon traguardo visto il materiale a disposizione. Il playoff in casa del Palermo, partita secca, è stato invece un flop totale con la squadra mai in grado di mettere in difficoltà i rosanero e subito eliminata.
Dare fiducia a un gruppo
I primi mesi alla Sampdoria sono stati complicati, con la squadra spesso battuta nei finali di partita. Nelle conferenze stampa, il mantra del giocare a calcio e imporre il proprio gioco sembrava a volte fuori luogo. Ma ha forse permesso di non buttare giù del tutto l’autostima di una squadra giovane che arrancava e schiacchiata dalla pressione. A livello comunicativo, l’unico passo falso è stato dichiarare che il calore di Marassi mettese in difficoltà la squadra. Anche se era probabilemente un modo per sottolineare la poca personalità della squadra senza attaccare direttamente i calciatori. Nei primi mesi, Pirlo non è riuscito a tenere la squadra mentalmente sul pezzo per i 90 minuti, ma nel tempo i blucerchiati sono cresciuti anche sotto questo aspetto.
Creare un ambiente positivo
Pirlo era riuscito a creare un gruppo solido seppur formato da molti prestiti. Come “prestiti” sono anche i giocatori che dai club vanno per brevi periodi in Nazionale. Nell’estate 2024, molti sarebbero rimasti ma è noto come il ds Pietro Accardi avesse voluto mettere il suo imprinting sulla squadra e il cui desiderio era un tecnico diverso. Gli avrebbe preferito Simone Inzaghi. Dopo tre partite e un punto un esonero affrettato letto a posteriori. Con la squadra che senza il caso Brescia sarebbe retrocessa in Serie C. Lo stesso Coda ha detto che forse con Pirlo sarebbe andata diversamente. In effetti, le prime tre uscite avevano evidenziato qualche buona combinazione ed erano state falcidiate da errori dei singoli. Non esiste la controprova, ma la stagione precendente aveva fatto vedere che dopo un avvio lento la squadra era cresciuta.
Alla Sampdoria non è stato né un mago né un maestro, ma si sono comunque visti alcuni spunti interessanti anche in chiave Nazionale.




