Pio e Amedeo: «Siamo sempre stati sinceri. Se non piacciamo è per pregiudizio, come succede a Gigi D’Alessio. Il tradimento? Non va sempre colpevolizzato»
Avete mai pagato un prezzo per essere liberi?
Pio: «Siamo stati tra i primi in Italia a battezzare il politicamente scorretto perché abbiamo sempre detto quello che pensiamo. Se in passato, però, abbiamo sbagliato a ergerci a docenti, oggi siamo dotati di una consapevolezza nuova».
Amedeo: «Senza contare che abbiamo affrontato tematiche come l’integrazione e l’inclusività senza dare addosso a nessuno, anzi. Non abbiamo nessuna pellicola protettiva tra noi e soggetti fragili come gli anziani e i ragazzi con la sindrome di Down: sono parte integrante di questa storia e sono stati loro stessi i primi a prestarsi al gioco».
A proposito di fragilità: Pio e Amedeo volevano essere visti da ragazzi?
Pio: «Venendo da un quartiere popolare e da due famiglie molto semplici, ci siamo subito rimboccati le maniche per essere autonomi. Quando abbiamo scoperto che ci piaceva raccontare le cose simpatiche alle ragazze ci siamo impegnati a farne un lavoro: se siamo dove siamo oggi è stato per il nostro desiderio di essere liberi facendo ridere gli altri».
Vi sarà capitato di sentir dire a qualcuno se Pio e Amedeo ci sono o ci fanno: risposta?
Amedeo: «All’inizio pensavano che ci fossimo. Staccarsi da un prodotto come Emigratis non è stato facile, ma ci siamo salvati in tempo perché abbiamo avuto il coraggio di toglierci la maschera senza restarne vittima. Questo film, che è il primo che ci somiglia davvero perché non ci siamo affidati ad altri, lo dimostra».
Cosa è andato storto con chi vi ha diretto prima?
Amedeo: «Nulla, in realtà. Semplicemente la comicità non è mai facile, e la nostra in particolar modo è difficile da scrivere e da pensare: prendere la macchina in mano e metterci alla guida era l’unico modo per metterci davvero a nostro agio e dimostrare di cosa eravamo capaci».
Vi faccio una domanda in stile Belve: Pio e Amedeo, secondo voi, piacciono perché?
Pio: «Perché sono diretti, credibili e sono due brave persone che fanno parte del popolo. Piacciamo anche perché siamo sinceri con il nostro pubblico, che non abbiamo mai sottovalutato».
E non piacciono perché?
Amedeo: «Probabilmente per pregiudizio, un po’ come succede con Gigi D’Alessio. Quando diventi mainstream dai sempre un po’ fastidio. Alcuni si fermano alla copertina senza aprire il libro e scoprire veramente chi siamo e cosa facciamo. Magari con questo film qualcosa cambierà».
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