Piano operativo, il futuro degli ospedali del Molise: il ‘Cardarelli’ di Campobasso trasferito all’ex Cattolica | isNews
Per i commissari alla sanità la scelta è finalizzata a evitare lunghi e costosissimi lavori di ristrutturazione, garantire la sicurezza e ottimizzare la qualità delle cure
CAMPOBASSO. L’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso, Dea di I livello, sarà trasferito nei locali di proprietà dell’Università ‘Cattolica del Sacro Cuore’, che ha concesso l’immobile in usufrutto per 18 anni prima al ‘Gemelli Molise’ e successivamente al ‘Responsible Research Hospital’, che ha comunicato la propria disponibilità ad accogliere negli spazi non utilizzati le attività dell’Asrem.
Il trasferimento dell’ospedale di Campobasso, che avrebbe bisogno di un intervento di adeguamento strutturale e di un rimodellamento che richiederebbe ingenti risorse, “per ottemperare alle più recenti norme di sicurezza e per migliorare la qualità dei servizi assistenziali e di umanizzazione delle cure”, è stato formalizzato nel nuovo Programma operativo 2026-2028, adottato dai commissari alla sanità del Molise, Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo.
Attualmente l’immobile ex ‘Cattolica’ è occupato solo per circa un terzo del volume utile totale, mentre la restante superficie non è adibita ad alcuna attività clinica o di servizi. La struttura è tra gli edifici a destinazione ospedaliera più moderni della regione Molise, costruito secondo criteri di separazione dei percorsi, adeguato alla più recente normativa antisismica, antincendio e di sicurezza.
Secondo la Struttura commissariale il trasferimento rappresenta lo strumento più immediato per fornire un miglioramento complessivo delle performance assistenziali e gestionali. Inoltre, eviterà il costo di aggiornamento o ristrutturazione del ‘Cardarelli’, oltre al rischio dell’interruzione dei servizi assistenziali, garantendo un significativo risparmio sui costi di gestione.
“Questo modello – precisa il Piano operativo – consentirà quindi di impiegare spazi attualmente non utilizzati ed ottenere sinergie nel rispetto delle autonomie organizzative e gestionali, mantenendo separati e distinti percorsi assistenziali, regimi amministrativi e contrattuali, così da assicurare le funzioni assistenziali nel rispetto della programmazione sanitaria regionale”.
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