PFAS, maxi-indagine su scarichi, emissioni, rifiuti attività produttive: approvata delibera

L’acqua che scorre dai rubinetti aretini è a prova di pfas. Lo sostiene in un report la Rete zero pfas Italia. Ma cosa accade nelle acque sotterranee? E in quelle di superficie? Il timore che gli “inquinanti” eterni – sostanze chimiche utilizzate in numerosi processi industriali e prodotti di uso quotidiano per le loro proprietà idrorepellenti e antiaderenti – possano avvelenare i corsi idrici, ma anche l’aria, i terreni e che si trovino nei rifiuti è forte.
Ben presto però verranno realizzati monitoraggi dettagliati con l’obiettivo di realizzare una mappa delle aree più inquinate o a rischio. La Giunta della Regione Toscana, nella seduta di ieri 13 aprile 2026, ha approvato una delibera strategica che avvia un’ampia indagine conoscitiva sulla presenza di queste sostanze “nelle principali matrici ambientali – acque, aria e rifiuti – con un focus mirato sui comparti produttivi più rilevanti del territorio: la loro elevata persistenza nell’ambiente e la capacità di accumularsi negli organismi viventi li rende infatti una criticità rilevante per la tutela degli ecosistemi e della salute umana”.
“Si tratta di un’azione concreta e innovativa – afferma l’assessore regionale all’ambiente, David Barontini – che ci permette di rafforzare in modo significativo la nostra capacità di conoscere, prevenire e intervenire su una delle sfide ambientali tra le più complesse dei nostri tempi. Estenderemo il monitoraggio anche ai gestori del servizio idrico integrato, in linea con le più recenti indicazioni europee che evidenziano l’importanza di intercettare gli inquinanti fin dall’ingresso nelle reti fognarie”.
L’indagne avrà dunque l’obiettivo di stilare una “mappatura puntuale delle fonti di contaminazione da pfas, rafforzare i controlli e porre le basi per future misure di riduzione alla fonte”. L’indagine analizzerà in modo sistematico scarichi idrici, emissioni in atmosfera e rifiuti, contribuendo a migliorare la qualità delle informazioni disponibili e l’efficacia delle politiche ambientali regionali.
I primi passi: la depurazione delle acque industriali
In una prima fase, le attività interesseranno prioritariamente le aziende soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), con particolare attenzione ai settori della depurazione delle acque civili e industriali, gestione e trattamento dei rifiuti, lavorazione del cuoio, industria della carta e del cartone, comparto tessile e altre filiere produttive in cui è noto l’impiego di Pfas.
Il percorso sarà guidato dalla Direzione regionale tutela dell’ambiente ed energia, con il supporto tecnico di Arpat, che curerà campionamenti, analisi e definizione delle metodiche operative. Le imprese saranno coinvolte in una logica di collaborazione, attraverso un confronto costante con le associazioni di categoria per condividere dati, esperienze e criticità.
Investimenti per la ricerca
Parallelamente, la Regione investirà nel rafforzamento delle capacità analitiche di Arpat, grazie all’acquisto di nuova strumentazione già finanziata, per garantire controlli sempre più accurati e tempestivi. Oltre 100mila euro di apparecchiature da utilizzare per eseguire le analisi necessarie
La delibera riporta, inoltre, i metodi di campionamento e analisi di riferimento per i PFAS, un tassello fondamentale per uniformare le misurazioni e i controlli.
“Questa delibera – sottolinea Barontini – è la prima risposta alla mozione del Consiglio regionale approvata all’unanimità e a prima firma dei consiglieri Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli, che ringrazio per l’attenzione sempre altissima ai temi ambientali e alla tutela delle risorse naturali. E’ un provvedimento – conclude – che pone la Toscana all’avanguardia a livello nazionale, scegliendo la strada della conoscenza e della prevenzione per proteggere cittadini, territorio e futuro delle nostre comunità”.
Pfas nell’Aretino
I dati della Rete zero pfas hanno parlato chiaro. Ci sono zone in Valdarno e in Valtiberina, dove la presenza di queste sostanze compare nei bacini idrici. E se dai rubinetti esce acqua di ottima qualità, esiti diversi arrivano dalle analisi condotte vicino alla discarica di Podere Rota e nelle acque del Tevere poco lontano da Sansepolcro. Qui i pfas sono presenti in misura molto superiore a quanto previsto dalla normativa (la somma di pfas – 24 molecole – è fissata 0,10 µg/L. mentre il limite per la somma di 4 pfas – ovvero pfoa, pfos, pfna, pfhxs – è fissato a 0,02 µg/L (20 ng/L)). Campioni che non risultano significativi a livello statistico, ma che possono indicare una tendenza o una strada da seguire attraverso ulteriori approfondimenti.
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