Friuli Venezia Giulia

Petrolio e Situazione Geopolitica nel 2026

12.03.2026 – 7.30 – Questa notte i prezzi del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile. Ieri i Paesi membri dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) hanno approvato il più grande rilascio di riserve strategiche di sempre. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ribadito il suo no ai combustibili fossili russi e aperto al nucleare civile. Oggi, giovedì 12 marzo 2026, i prezzi del petrolio sono tornati sopra i 100 dollari. Il Brent lunedì aveva raggiunto 119,50 dollari al barile, il suo massimo dal 2022, per poi ridiscendere a seguito delle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump su quella che dal suo punto di vista sarà un’imminente fine della guerra in Iran. Ma le ostilità in Medio Oriente ieri hanno provocato un nuovo rialzo dei prezzi. Gli analisti di Ing citati da Reuters sostengono che «non ci sono segni di una de-escalation nel Golfo e, di conseguenza, non si vede una fine delle interruzioni dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz; l’unico modo per vedere prezzi del petrolio più bassi è farlo scorrere il petrolio attraverso quello Stretto, non riuscirci significa che i massimi del mercato sono ancora davanti a noi». Al contempo un portavoce del comando militare iraniano ha dichiarato: Preparatevi che il petrolio salga a 200 dollari al barile, poiché il prezzo dipende dalla sicurezza regionale».

Poche ore prima i 32 paesi membri dell’Agenzia internazionale per l’energia hanno concordato all’unanimità di rilasciare sul mercato 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle loro riserve di emergenza. La misura, decisa per affrontare le interruzioni dei mercati petroliferi derivanti dalla guerra in Medio Oriente, è stata resa nota in un comunicato stampa dalla stessa Iea. Il direttore esecutivo dell’Agenzia Fatih Birol ha dichiarato: «Le sfide del mercato petrolifero che stiamo affrontando sono senza precedenti in termini di portata, quindi sono lieto che i Paesi membri Iea abbiano risposto con un’azione collettiva di emergenza, anch’essa di dimensioni senza precedenti». Le scorte di emergenza saranno messe a disposizione del mercato in un periodo di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Stati, si legge nel comunicato stampa dell’Agenzia. I Paesi membri dell’Iea sono perlopiù in Europa (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito) ma sono rappresentate anche Turchia, America (Stati Uniti, Messico, Canada) e Asia Pacifico (Giappone, Sud Corea, Australia, Nuova Zelanda).

Questi Paesi detengono scorte di emergenza di oltre 1,2 miliardi di barili, più altri 600 milioni di barili come scorte industriali detenute sotto obbligo governativo. Questo rilascio coordinato di scorte è il sesto nella storia dell’Agenzia, creata nel 1974, a seguito della storica crisi energetica. I precedenti rilasci collettivi sono avvenuti negli anni 1991, 2005, 2011 e per due volte nel 2022. Il conflitto in Medio Oriente iniziato il 28 febbraio 2026 ha ostacolato i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, con volumi di esportazione di prodotti grezzi e raffinati attualmente ridotti a meno del 10% dei livelli pre-conflitto. Ciò sta costringendo gli operatori di tutta la regione a chiudere o ridurre notevolmente la produzione. In media 20 milioni di barili al giorno di prodotti petroliferi sono passati per lo Stretto di Hormuz nel 2025: circa il 25% del commercio mondiale marittimo di petrolio. Fin qui la nota Iea. Sempre ieri la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato davanti all’Europarlamento.

Ha detto Von der Leyen: «Stiamo già vedendo l’impatto della situazione in Medio Oriente sull’energia. Grazie alle azioni che abbiamo intrapreso negli ultimi anni, l’Europa è ora molto meno esposta alle importazioni di combustibili fossili. I nostri sforzi di diversificazione stanno dando i loro frutti. Ma questo non significa che siamo immuni agli shock dei prezzi. I mercati energetici sono globali. Le interruzioni nel Golfo influenzano rapidamente i prezzi ovunque. Indipendentemente dalle misure che intraprendiamo, saremo vulnerabili e dipendenti, finché importeremo una quota significativa di combustibili fossili da regioni instabili. dall’inizio del conflitto, i prezzi del gas sono aumentati del 50% e i prezzi del petrolio del 27%. Tradotto in euro, 10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Il fatto è che abbiamo fonti di energia che sono fatte in casa: rinnovabili e nucleari. I loro prezzi sono rimasti gli stessi negli ultimi 10 giorni. Eppure, nella crisi attuale, alcuni sostengono che dovremmo abbandonare la nostra strategia a lungo termine e persino tornare ai combustibili fossili russi. Questo sarebbe un errore strategico. Ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli. Quindi, dovremmo mantenere la rotta sulla nostra strategia a lungo termine».

Von der Leyen ha quindi descritto più dettagliatamente la strategia europea, incluse le opzioni sul tavolo allo scopo di tentare di ridurre i costi dell’energia: «C’è un supporto generale per il sistema attuale. Ma è fondamentale ridurre l’impatto sui costi, quando il gas fissa il prezzo dell’elettricità. Stiamo preparando diverse opzioni: migliore uso degli accordi di potere di acquisto e dei contratti per la differenza; misure di aiuto statale; esplorare il sussidio o il tetto al prezzo del gas.». La presidente della Commissione europea aveva espresso concetti simili il giorno prima, martedì 10 marzo 2026, intervenendo al vertice internazionale sull’energia nucleare a Parigi: in quell’occasione ha definito un errore l’addio al nucleare civile. «Nel 1990 un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, oggi è solo il 15%», ha detto von der Leyen citata dal Sole24Ore: «Un errore strategico da parte dell’Europa scegliere di voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, economica e a basse emissioni. Nucleare ed energie rinnovabili hanno un ruolo chiave da svolgere nella transizione, insieme possono diventare i garanti congiunti dell’indipendenza, della sicurezza dell’approvvigionamento e della competitività».

[l.g.]




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