Peter Gabriel, Roger Waters, Paul Weller e Brian Eno tra i mille artisti che chiedono di boicottare Eurovision

Una presa di posizione collettiva scuote l’Eurovision Song Contest. Oltre mille artisti e operatori culturali, tra cui Peter Gabriel, Roger Waters, Brian Eno e Paul Weller, hanno firmato una lettera aperta che invita al boicottaggio della manifestazione finché Israele non verrà esclusa dalla competizione organizzata dall’European Broadcasting Union.
L’iniziativa, promossa dal collettivo No Music for Genocide, contesta apertamente la linea adottata dall’EBU. Nel documento si sottolinea come, a differenza della Russia – esclusa nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina – Israele continui a partecipare nonostante il conflitto in corso a Gaza. Secondo i firmatari, questa discrepanza evidenzierebbe un doppio standard che mette in discussione la neutralità dichiarata dell’evento.
La lettera definisce inaccettabile che un evento di portata globale possa, di fatto, contribuire a normalizzare una situazione descritta come genocidio, occupazione militare e assedio. Gli artisti dichiarano solidarietà alle richieste provenienti da realtà palestinesi e invitano emittenti, musicisti e pubblico a non prendere parte all’Eurovision fino a un cambio di posizione dell’EBU.
Nel testo si fa anche riferimento al ruolo dell’emittente pubblica israeliana KAN e alle pressioni politiche esercitate per evitare l’esclusione dal concorso. Viene citato inoltre Isaac Herzog, indicato come figura coinvolta nelle dinamiche diplomatiche legate alla partecipazione israeliana.
La protesta richiama precedenti storici, come il boicottaggio culturale del Sudafrica durante l’apartheid, proponendo un parallelismo con la situazione attuale. Diversi artisti e delegazioni nazionali avrebbero già espresso dissenso, tra ritiri e prese di posizione pubbliche.
Il documento si chiude con un appello diretto al settore musicale: rifiutare la partecipazione e utilizzare il peso collettivo dell’industria culturale per esercitare pressione. Lo slogan scelto sintetizza la linea adottata: “Nessun palcoscenico al genocidio”.




