Pescopennataro piange Edoardo Lalli, artista e artigiano | isNews
È morto a 58 anni: il ricordo a cura di Greta Rodan
di Greta Rodan
PESCOLANCIANO. È morto a 58 anni lo scultore, maestro scalpellino Edoardo Lalli. È stato un artista e un artigiano della pietra, uno degli ultimi che ancora si dedicava a questa difficile arte.
Edoardo era nato nel 1967 in Agnone, ma viveva a Pescopennataro, paese di millenaria tradizione scalpellina e per questo definito proprio “il paese della pietra”. Poco più che ventenne, osservò il padre scolpire un blocco informe con gli strumenti di suo nonno Edoardo. Quello che il padre realizzò fu la “farfalla di Piacere Molise”, logo della Regione.
“Quegli attrezzi (“schiantini” bocciarde, righe, compassi) mi incuriosirono al punto che scoprii, poco alla volta, che con essi le sapienti mani degli scalpellini pescolani realizzavano i più svariati manufatti: dai bolognini (ossia pietre squadrate per la costruzione delle case) ad oggetti di alto artigianato artistico quali acquasantiere, camini, portali per case e chiese e numerose altre opere.
Così, a distanza di tempo, quando ero ancora studente universitario, chiesi a mio padre di aiutarmi nella realizzazione di una foglia in pietra. Ne seguì una sua passeggiata in campagna e, al suo ritorno, lo vidi presentarmi una vasta gamma di foglie di edera.
Scelsi quella che si avvicinava di più alle mie “aspirazioni artistiche” e alle mie scarse capacità di realizzazione. Dopo lunghi ma entusiasmanti giorni di lavoro venne fuori la mia piccola “opera prima”, che ancora oggi conservo gelosamente.” raccontava l’artista in una intervista a rete.comuni-italiani.
Da allora tutta la sua vita artistica, artigianale e lavorativa è stata dedicata alla pietra e a questa terra. Sua l’idea del Parco di Pinocchio nell’abetaia di Pescopennataro in un percorso con sculture che richiamano all’opera di Collodi. Edoardo era tra gli ultimi artisti della pietra ancora rimasti a popolare queste nostre terre, a trasformare in arte le malinconie e le solitudini dei paesi così sperduti del Molise Altissimo, ma in cui pulsano il cuore e l’anima antichi e fieri del passato glorioso. Come si farà senza di te, Edoardo? Chi scrive ti ha voluto bene e ha amato ogni tua scultura, ha discusso con te come succede tra cuori pulsanti e in me saranno vivi tutti i ricordi. Ma per il resto del mondo tu vivrai per sempre, con le tue preziose opere, come possono fare solo i coraggiosi. Il tuo coraggio è stato vivere di un mestiere così complesso, raffinato, ma che hai saputo trattenere e trasformare in un’arte che ti somigliava, ruvida e insieme delicata. La tua inquietudine, la tua poesia non verranno dimenticate, come una di quelle canzoni che cantavi imbracciando una chitarra, concludendo che avevi una nuova idea da scolpire. “Ora te ne parlo”.
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