Marche

Pesaro, il ritorno del Ris nella casa della giudice Ercolini. Troppi rebus irrisolti, dal foulard all’ora della morte della giudice


PESARO A volte ritornano. Nove mesi dopo il primo sopralluogo questa mattina gli specialisti del Ris si ripresenteranno nell’abitazione di viale Zara dove il giorno di Santo Stefano del 2022 è stata trovata senza vita la giudice 51enne Francesca Ercolini. Lo scorso settembre era stata ricostruita la scena del decesso in modo da poter accertare come potesse essre morta la magistrata, presidente della seconda sezione civile del Tribunale di Ancona.


 

Il registro degli indagati

Sebbene il caso fosse stato inizialmente catalogato come suicidio tramite impiccamento, la Procura dell’Aquila ha recentemente iscritto nel registro degli indagati il marito Lorenzo Ruggeri e un ex poliziotto in pensione procedendo anche per omicidio volontario. I nuovi accertamenti sul posto serviranno pertanto a verificare se la scena del decesso possa essere stata in realtà manipolata o simulata. I motivi tecnici e medico-legali dietro questo nuovo sopralluogo riguardano elementi emersi dagli ultimi accertamenti e dalla seconda autopsia. Dettagli finora non approfonditi, come lesioni alle mani, unghie rotte, un ematoma alla testa e un segno di unghiatura sul collo. Gli inquirenti ipotizzano anche che la magistrata possa aver tentato di difendersi da un’aggressione. Vanno tolti i dubbi sui segni trovati sul collo: se siano compatibili con la striscia di seta (il foulard di Gucci) trovata legata alla ringhiera della scala interna. Il nuovo sopralluogo serve a verificare sul campo, nuovamente, le altezze, i nodi, i punti di ancoraggio alla ringhiera e la dinamica fisica della caduta. Verrà utilizzato un nuovo foulard identico, dato che quello ritrovato in casa risulta mancante un pezzo.

Ma bisognerà capire, attraverso una simulazione con un manichino, come sia riuscita a stare in equilibrio sulla ringhiera e poi gettarsi nel vuoto. L’obiettivo dei carabinieri del Ris è quindi effettuare rilievi in 3D e che possano confermare o smentire definitivamente la presenza e l’azione di terze persone. Il tutto in vista della nuova udienza e del nuovo incidente probatorio davanti al Gip dell’Aquila, Marco Billi, il 22 settembre. Un caso investigativo complesso che si sta percorrendo su un doppio binario e con due scenari agli antipodi: da una parte il suicidio e dall’altra l’omicidio.

Il tutto si concentra all’interno di una manciata di ore della mattina del 26 dicembre, in una timeline che va dalle 9.30, quando il marito esce di casa, alle 11.30 quando il figlio, allora minorenne, rientrato con il padre, chiama il 112 per allertare della morte di Francesca Ercolini. Ma anche l’ora esatta del decesso è un rebus e contribuisce a complicare il quadro. La mancata rilevazione della temperatura del cadavere e della temperatura ambientale hanno impedito di fatto di applicare i metodi fondati sull’algor mortis, che indica il progressivo raffreddamento del corpo umano dopo il decesso. È un fenomeno fisico-biologico causato dalla cessazione dell’attività metabolica e della termoregolazione. Tale misurazione non avrebbe fornito l’ora esatta del decesso, ma avrebbe potuto delimitare l’intervallo post mortem e verificare la compatibilità tra il raffreddamento corporeo e la finestra temporale ricostruita dagli atti.

La lettera-supplica

In base alla prima autopsia i periti hanno stimano la morte tra le 9 e le 11.30. La mamma della giudice, Carmela Fusco, ha raccontato che voleva separarsi, che le mandava foto di lividi sul corpo ma che aveva progetti e nessuna intenzione suicida. Di sicuro Francesca Ercolini stava passando un momento delicato come dimostrerebbe anche una sorta di lettera-preghiera, quasi una supplica, trovata tra i suo effetti personali.




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