Umbria

Perugia, in poco più di un anno affitti aumentati del 9%. Commerciale in difficoltà

di D.B.

In poco più di un anno a Perugia i canoni di affitto sono aumentati del 9 per cento; una città in cui è particolarmente forte il divario tra le richieste dei proprietari e le capacità di spesa degli acquirenti. Il dato emerge dal rapporto dell’Osservatorio immobiliare di Nomisma, relativo ai primi tre mesi del 2026. Un dossier si parla di un mercato residenziale «con luci e ombre» e uno non residenziale «in difficoltà, senza segnali di miglioramento nel breve periodo».

Il quadro Secondo Nomisma, il quadro complessivo del mercato immobiliare perugino resta segnato da criticità strutturali diffuse. Le difficoltà sono più evidenti nel comparto non residenziale, mentre nel settore delle abitazioni si registrano segnali contrastanti. L’unico elemento relativamente positivo è rappresentato dal mercato degli affitti, che continua a mostrare maggiore vivacità rispetto agli altri segmenti.

Residenziale Nel dettaglio, il mercato residenziale ha vissuto nel 2025 una fase di ripresa della domanda, ma nei primi mesi del 2026 si osserva un assestamento. Restano diversi problemi di fondo: l’offerta disponibile spesso non risponde alle esigenze degli acquirenti e l’accesso al credito rimane complicato, con maggiori difficoltà a ottenere mutui. Questo contribuisce a rallentare le compravendite. I prezzi delle abitazioni mostrano comunque una lieve crescita, pari allo 0,7 per cento per le case nuove o in ottimo stato e all’1,6 per cento per quelle usate. I tempi medi di vendita si attestano intorno ai cinque mesi, mentre lo sconto applicato in fase di trattativa varia tra il 5 e il 9,5 per cento, segno di un forte margine negoziale.

Gli affitti Più dinamico il mercato delle locazioni, anche se non privo di ostacoli. Diverse trattative non si concludono per la mancanza di garanzie adeguate da parte degli inquilini o per canoni giudicati troppo elevati. Queste difficoltà hanno portato a un allungamento dei tempi medi di affitto, raddoppiati in un anno fino a due mesi. Nonostante ciò, i canoni continuano a crescere, con un aumento vicino al 5 per cento su base annua, dopo il più 4 per cento già registrato nel 2025. In crescita anche i rendimenti, che raggiungono in media il 6,5 per cento, con punte fino al 6,8 per cento nelle aree periferiche, collocando Perugia tra le città più redditizie sotto questo profilo.

Non residenziale Di segno opposto la situazione del mercato non residenziale. Il comparto degli uffici continua a mostrare debolezza, con una domanda in calo che riduce il numero delle transazioni e aumenta l’offerta, spesso costituita da immobili obsoleti e poco attrattivi. I tempi medi di locazione si allungano fino a sette mesi e mezzo, mentre i canoni registrano una flessione dell’1,4 per cento. Anche sul fronte delle vendite i tempi restano elevati, intorno ai nove mesi e mezzo, e i prezzi segnano una diminuzione media dell’1,8 per cento.

Commerciale Analoga situazione nel settore commerciale. Gli scambi restano stabili, ma aumentano i tempi sia per vendere sia per affittare, segnalando una minore fluidità del mercato. I prezzi di vendita calano del 2,5 per cento, con una flessione più marcata nelle zone centrali, mentre i canoni scendono mediamente dell’1 per cento. Il divario tra prezzi richiesti e disponibilità della domanda si traduce in sconti medi intorno al 12 per cento.

Il disallineamento Nel complesso, il mercato immobiliare perugino continua a essere caratterizzato da un forte disallineamento tra domanda e offerta. Gli sconti applicati risultano tra i più elevati rispetto alle altre città analizzate e i tempi di vendita e locazione tendono ad allungarsi. Fa eccezione il comparto residenziale, dove i tempi restano in linea con la media nazionale. Le prospettive per i prossimi mesi, secondo Nomisma, restano comunque improntate a un moderato ottimismo per il settore abitativo, con attese di crescita sia per il numero di contratti sia per i prezzi.

Disagio abitativo Sul tema della casa sono intervenute mercoledì anche la Fillea Cgil insieme a Nuove Ri-Generazioni, che parlano di «emergenza strutturale». Il disagio abitativo, spiegano, è legato al divario crescente tra redditi e costo di affitti e mutui e coinvolge diverse fasce della popolazione, dai giovani alle famiglie, fino agli anziani e ai migranti. In Italia si stimano circa 1,5 milioni di famiglie in difficoltà abitativa.

Situazione critica In Umbria la situazione appare particolarmente critica. La spesa per l’edilizia pubblica è tra le più basse del Paese, circa 55 euro per abitante, la metà della media nazionale. Le domande per una casa popolare sono oltre 4.200 e più di 1.100 nuclei familiari risultano ancora in attesa di assegnazione. Il patrimonio disponibile, circa 9.500 alloggi, è in parte inutilizzabile: il 18 per cento degli immobili è infatti in attesa di manutenzione. Il sindacato evidenzia anche problemi legati alla gestione, alla morosità e alle fragilità sociali presenti nei contesti abitativi. Il piano industriale di Ater Umbria per il periodo 2026-2030 punta a recuperare gli alloggi inutilizzati e ad ampliare l’offerta, con l’obiettivo di riattivare oltre 1.200 abitazioni e coprire circa il 30 per cento della domanda. Il programma prevede inoltre la costruzione di più di 200 nuovi alloggi e il recupero di oltre 230 abitazioni, per un investimento complessivo di circa 147 milioni di euro.

La riforma Sul fronte normativo, viene richiamata la recente riforma dell’edilizia residenziale pubblica regionale, che modifica i criteri di accesso dando maggiore peso alle condizioni di bisogno e favorendo famiglie numerose, anziani, persone con disabilità e nuclei a basso reddito. La riforma elimina anche alcuni requisiti ritenuti penalizzanti in passato. Resta però, secondo la Fillea, il nodo delle risorse a livello nazionale. Il sindacato denuncia il rinvio del piano casa e stima la necessità di almeno 35 miliardi di euro per rilanciare l’edilizia pubblica. «Il nodo non è più trovare soluzioni, ma decidere di attuarle», si legge nel documento, che richiama la necessità di interventi coordinati tra livelli istituzionali e di un rafforzamento delle politiche pubbliche per garantire un’offerta abitativa accessibile.

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