perché i giochi coreani e cinesi hanno una grafica incredibile?
La crescita dell’industria videoludica cinese e sudcoreana negli ultimi anni è innegabile: titoli come Lies of P, Genshin Impact e Black Myth Wukong hanno conquistato il pubblico con il loro comparto grafico incredibilmente curato. Come sono riusciti a raggiungere standard tecnologici così elevati in poco tempo?
Se fino a pochi anni fa l’intera produzione videoludica asiatica ‘mainstream’ proveniva dal Giappone, il baricentro del gaming internazionale si è spostato in Cina e Sud Corea con una velocità disarmante e, per certi versi, persino disorientante: alzi la mano chi non ha guardato con una certa sufficienza e supponenza ai percorsi di sviluppo intrapresi da realtà come MiHoYo e Game Science nella realizzazione di titoli che, come Genshin Impact e il qui recensito Black Myth Wukong, sono stati osteggiati fino alla loro uscita e, con essa, alla loro definitiva consacrazione.
Osservando con attenzione le dinamiche che hanno portato l’industria del gaming cinese e sudcoreana a rivaleggiare ad armi pari con i colossi videoludici giapponesi e occidentali, capiamo che non si tratta di un fenomeno passeggero o tantomeno inatteso.
Non serve citare i dati dell’esplosione demografica o della crescita economica che hanno interessato la Cina nelle ultime decadi per capire come il mondo del gaming sia destinato a dover fare sempre più i conti con Pechino e con le sempre più strutturate (e agguerrite) realtà imprenditoriali e creative che animano la scena videoludica della superpotenza asiatica. Se da un lato, però, il prepotente ingresso della Cina nello scacchiere videoludico internazionale era dato praticamente per scontato (anzi, c’è chi si interroga sul perché sia avvenuto solo adesso), dall’altro lato l’affermazione dell’industria del gaming sudcoreano come assoluta eccellenza tecnologica testimonia una tendenza sulla quale occorre riflettere, specie se pensiamo al successo di giochi come Lies of P o Stellar Blade e all’entusiasmo che accompagna l’imminente lancio di Crimson Desert.
Come ha fatto l’industria dei videogiochi cinese e sudcoreana a conquistare il mondo negli ultimi anni con titoli tripla A dalla grafica incredibile? Oltre ai fattori demografici ed economici di cui sopra, è impossibile non guardare alla crescita del gaming in Asia come ad una conseguenza dell’esperienza pluriennale maturata dagli sviluppatori cinesi e coreani nella realizzazione di mondi free-to-play e di videogiochi su piattaforme mobile, due ambiti in cui la ricerca delle prestazioni ottimali sin dal lancio rappresenta una prerogativa assoluta dell’intero processo creativo.
Lo straordinario successo di Genshin Impact anche su mobile è solo l’ultimo dei fenomeni che hanno interessato il gaming asiatico negli ultimi anni, con tanti altri videogiochi per tablet e smartphone che, pur senza approdare sui mercati occidentali, sono stati in grado di generare miliardi di euro e attrarre milioni di appassionati anche grazie al loro comparto grafico evoluto. Gli imperi economici di NetEase e Tencent sono lì a testimoniarlo.
Anche le collaborazioni con realtà occidentali e giapponesi come Microsoft e Sony hanno contribuito non poco a ridurre la forbice di esperienze e competenze che ha diviso per decenni le realtà videoludiche cinesi e sudcoreane da quelle europee e giapponesi, basti citare in tal senso l’importanza del PlayStation Hero Project o le partnership strette da Epic Games e NVIDIA con le software house asiatiche ‘emergenti’ per avviare un proficuo scambio di tecnologie e idee. Dietro all’evoluto comparto tecnico delle produzioni cinesi e coreane più recenti c’è poi la crescita di Unreal Engine 5: il motore grafico multipiattaforma di Epic, ancor più di Unity e di altri engine proprietari, ha saputo affermarsi tra le giovani generazioni di sviluppatori asiatici come base sulla quale costruire il proprio futuro, anche in virtù della duttilità delle soluzioni tecnologie da poter impiegare su un’ampia gamma di dispositivi e delle esperienze condivise con una community affiatata.
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