Perché escludere le donne dal rugby di tutti?
Il Bolzano Rugby ha ritirato la sua squadra Old in aperto contrasto con la scelta della Federazione Italiana Rugby di escludere le donne over 35 dalle partite miste. Una pratica che era ormai consolidata da 35 anni. Braccia incrociate per gli Old Kings e nessuna partecipazione ai prossimi tornei.
Ospitiamo l’intervento personale di Stefania Cosimi che ha la palla ovale nel cuore.
“Era il 2013 l’anno in cui, per la prima volta, ho indossato i tacchetti e sono scesa in campo, a maneggiare quella strana, enorme, palla ovale.
Avevo 29 anni – un’età in cui le squadre sportive non ti accolgono, se sei alle prime armi. Il rugby sì, sempre. O almeno fino a oggi.
Ci vogliono 15 giocatori in campo e, necessariamente, diversi altri in panchina, per affrontare un pomeriggio di amichevoli “sportellate” contro l’avversario.
Un numero già difficile da raggiungere quando si parla di squadre maschili. Figurarci le formazioni femminili. E quindi, molto spesso, l’unica opportunità per tante donne e ragazze di provare questo meraviglioso sport è unirsi a una squadra Old, cioè composta da ex atleti e nuovi inserimenti digiuni di rugby che, superati i 35 anni, hanno ancora voglia di fango, urla e terzi tempi a base di birra e panini unti.
La mia opportunità è arrivata con gli Old Kings di Bolzano, mitica squadra che rappresenta appieno la varietà del rugby: giocatori alti, bassi, leggeri, “ciccioni”. E poi avvocatesse, studenti, impiegate, artigiani e chi più ne ha più ne metta, che sudano e smoccolano insieme, con l’unico obiettivo di parcheggiare la palla oltre la linea di meta. Gente che, senza rugby, non si sarebbe incontrata nemmeno fra un milione di anni. Quando si parla di inclusione… Voilà.
Le donne che giocano sono importanti per il rugby e per la società civile: concorrono ad abbattere stereotipi di genere, portano diversità all’interno delle squadre, nuovi punti di vista e – scusate se è poco – aiutano a costruire numeri che altrimenti non ci sarebbero. Il tutto condito da tenacia, sacrificio e infinita voglia di esserci. Ecco, quando c’è la voglia, l’impegno, il fare squadra, è dura sentirsi rifiutare l’accesso a ciò che è già tuo, che sta in piedi anche grazie a te.
Dunque, perché dividerci e perdere tante ragazze e donne che, in campo, non torneranno più? Perché indebolire il movimento, soprattutto in un momento storico in cui il rugby internazionale si sta accorgendo del potenziale delle rappresentative italiane e i tifosi nostrani si moltiplicano? Qualunque siano le motivazioni, questa scelta sa di arretramento – che non è mai una buona idea.
Nel rugby la palla si passa indietro, ma lo sguardo dovrebbe sempre essere proiettato in avanti.
*Mi chiamo Stefania Cosimi e ho vestito per alcune stagioni la maglia delle Alp Queens e degli Old Kings. Non rappresento la società Bolzano Rugby, che si è già espressa ufficialmente sul tema.*




