Perché è pericoloso escludere le pelli dalla normativa Ue contro la deforestazione
di Martina Borghi*
Dopo oltre due anni di rinvii e pressioni politiche, il Regolamento europeo contro la deforestazione importata (EUDR) si avvicina finalmente alla sua piena applicazione. Entrato in vigore il 29 giugno 2023, prevedeva inizialmente l’obbligo per le aziende di conformarsi entro il 30 dicembre 2024, con un’estensione a giugno 2025 per le piccole e medie imprese. Nel corso del 2025, però, la Commissione europea ha ceduto alle richieste di diversi Stati membri e settori industriali, rinviando l’applicazione al 30 dicembre 2025. Con la revisione annunciata il 4 maggio scorso, la piena operatività viene ora di fatto spostata alla fine del 2026.
Questa sequenza di ritardi non è neutrale. Ogni rinvio prolunga la possibilità che prodotti legati alla distruzione delle foreste continuino a entrare nel mercato europeo. Il regolamento nasce con un obiettivo preciso: interrompere il contributo dell’Unione europea alla deforestazione globale, imponendo alle aziende obblighi di due diligence sull’importazione di materie prime come soia, carne bovina, cacao, caffè, olio di palma, gomma, legno e derivati, cioè il vincolo di raccogliere informazioni sulla loro origine, verificare la filiera e poter dimostrare che non provengono da aree deforestate o non conformi all’EUDR.
Eppure, proprio mentre si avvicina la scadenza definitiva, la Commissione ha introdotto un elemento che rischia di comprometterne l’efficacia. Nella revisione richiesta da Parlamento e Consiglio a dicembre 2025, presentata come “semplificazione”, Bruxelles ha raccomandato un’esenzione per la pelle e i prodotti in pelle. Una scelta pericolosa.
La pelle non è un sottoprodotto marginale, ma parte integrante della filiera bovina, uno dei principali motori della deforestazione globale. L’espansione dei pascoli ha causato il 42 per cento della deforestazione agricola tra il 2001 e il 2022, distruggendo un’area grande quanto la Spagna e generando circa metà delle emissioni legate alla deforestazione delle principali commodity.
Le evidenze più recenti rafforzano questo quadro. Un rapporto di Human Rights Watch pubblicato il 15 ottobre 2025 documenta come l’allevamento illegale nello Stato del Pará, in Brasile, abbia devastato territori di comunità locali e popolazioni indigene. L’indagine evidenzia inoltre che il principale produttore mondiale di carne bovina, JBS, potrebbe aver esportato verso l’Unione europea carne e pellami provenienti da allevamenti illegali. Il rapporto sottolinea anche un punto cruciale: l’assenza di un sistema efficace di tracciabilità lungo la filiera dei fornitori indiretti rende impossibile escludere con certezza che prodotti legati alla deforestazione e a violazioni dei diritti umani entrino nel mercato europeo. In questo contesto, l’Italia risulta tra i principali mercati di destinazione per i prodotti in pelle.
Per questo motivo, escludere la pelle dall’EUDR non sarebbe una semplice semplificazione tecnica, ma un precedente estremamente pericoloso. La logica del regolamento si basa sulla copertura delle principali commodity responsabili della deforestazione. Aprire eccezioni significa indebolire l’intero impianto normativo e incentivare nuove richieste di deroga da parte di altri settori. Il rischio concreto è un effetto domino, in cui la pressione delle lobby industriali svuota progressivamente l’efficacia del regolamento.
Non tutto è deciso. Parlamento europeo e Stati membri hanno ancora la possibilità di opporsi all’esenzione della pelle e di riaffermare la coerenza dell’EUDR. Dopo anni di rinvii, l’Unione europea non può permettersi ulteriori compromessi. Senza una piena applicazione del regolamento, il rischio è continuare a importare deforestazione pur dichiarando di volerla fermare.
* campaigner Foreste di Greenpeace Italia
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