Liguria

Per Antonio Rasero una giornata con la mamma e il fratello: è il primo permesso premio dopo la condanna per l’omicidio del piccolo Ale


Genova. Ad abbracciarlo per il suo primo assaggio di libertà dopo dieci anni in cella è stata la mamma che, accompagnata dall’avvocato Cristiano Mancuso, si è presentata davanti al carcere di Marassi. Non per un colloquio questa volta, ma l’opportunità per un giorno di portare il figlio a casa sua e di trascorrere insieme un’intera giornata.

Per l’ex broker Antonio Rasero, oggi 45enne, è arrivato infatti il primo permesso premio dalla condanna definitiva per l’omicidio del piccolo Alessandro Mathas. Poco più di un anno fa Rasero aveva visto respinta un’analoga richiesta: il tribunale di sorveglianza lo aveva definito un “detenuto modello”, ma aveva detto no al permesso. Adesso il giudizio è mutato.

I giudici: “Ha maturato consapevolezza sulle ragioni della condanna”

Nella relazione che ha fornito gli elementi al tribunale per decidere, viene spiegato che Rasero mantiene in carcere comportamenti irreprensibili con gli operatori e con gli altri detenuti e partecipa a tutte le attività trattamentali che gli vengono proposte. Si è iscritto al corso di laurea in Scienze Marittime e ha recitato nello spettacolo teatrale La Voce di Antigone, a cura del teatro dell’Arca.

In carcere lavora come addetto alle pulizie. Soprattutto, si legge nel documento, ha mostrato “una maggiore predisposizione ad affrontare il discorso relativo alle ragioni della condanna”, ha “superato il senso di rabbia e frustrazione” dovuto al fatto di essere stato giudicato come unico colpevole della tragica morte di un bimbo di soli 8 mesi “focalizzando l’attenzione non tanto sul mero gesto materiale quanto sul fatto che la sua condotta sregolata e il suo stato di alterazione abbiano avuto come conseguenza” la morte del piccolo Alessandro.

Per questo oggi Rasero prova un “forte senso di colpa” spiegano i giudici e ha “sviluppato un maggior senso autocritico, mettendo in discussione le sue certezze e convinzioni rispetto alla propria innocenza, il che gli ha consentito di progredire nel percorso trattamentale”. E’ proprio questo il punto cruciale della relazione che ha convinto i giudici a concedere a Rasero le prime 8 ore di agognata libertà dalle mura del carcere. Un anno fa l’ex broker nel continuare a proclamare la sua innocenza si era visto negare il permesso proprio per una sorta di insufficiente elaborazione delle motivazioni della condanna, che oggi invece ha maturato.

Ancora, secondo i giudici “la capacità introspettiva maturata nel corso della lunga carcerazione dimostra l’impegno profuso dall’interessato nel volersi riscattare come persona e soprattutto come padre, proposito questo che potrebbe avere ulteriori sviluppi laddove venisse concessa la possibilità di sperimentarsi al di fuori del contesto carcerario”

La giornata di Rasero è trascorsa in famiglia, con la mamma e il fratello che la sera lo hanno riaccompagnato in carcere. “Finalmente – commenta l’avvocato Cristiano Mancuso – è stato riconosciuto il comportamento esemplare di un detenuto modello. Rasero si è goduto una giornata con i suoi cari e ha potuto riprendere contatto con la libertà dopo un periodo interminabile di carcerazione. Un primo momento importante nell’ambito dei benefici che la legge concede ai detenuti per riallacciare quei contatti con il mondo esterno e che potranno portarlo, se proseguirà nel percorso trattamentale, più avanti a chiedere per esempio di poter lavorare all’esterno del carcere. Al momento il fine pena per lui è fissato al 2038.

 

La morte del piccolo Ale e la lunga vicenda giudiziaria

Il piccolo Alessandro Mathas era morto in un appartamento di Nervi la notte tra il 15 e 16 marzo 2010. L’appartamento era di proprietà di Rasero che con Mathas aveva una relazione. Quella notte secondo l’accusa, mentre la madre del piccolo era uscita a cercare droga, il broker – probabilmente sotto l’effetto della cocaina – avrebbe ucciso il piccolo Ale perché piangeva. Rasero era stato condannato a 26 anni in primo grado dalla Corte d’assise di Genova, poi assolto in appello. La Cassazione aveva annullato l’assoluzione disponendo un nuovo processo a Milano dove Rasero è stato condannato nuovamente a 26 anni, sentenza poi diventata definitiva. Anche Caterina Mathas, era stata processata per omicidio in concorso ma il pm aveva chiesto l’assoluzione: la donna era stata poi condannata solo per abbandono di minore.




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