Economia

Pensioni, salgono i requisiti fino a tre mesi in più. Buco per l’Ape sociale

ROMA – La pensione si allontana di nuovo. Dal 2027 scatta infatti il nuovo adeguamento alla speranza di vita: un mese in più il prossimo anno, tre mesi complessivi dal 2028. La circolare Inps (28/2026) firmata dalla direttrice generale Valeria Vittimberga – che attua le misure previste dall’ultima manovra – mette in fila tutti i nuovi requisiti e chiarisce anche chi resta escluso dall’aumento e chi, invece, ci rientra.

Il risultato è che la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Ma si alzano anche i requisiti per l’anticipata ordinaria e per i contributivi puri. Con una sorpresa: la salvaguardia per gravosi e usuranti non vale per chi, al momento del pensionamento, è in Ape sociale dal 2023. Avrà un mese di buco nel 2027.

Pensione di vecchiaia, nuovi requisiti

La regola generale è semplice. L’aumento deciso dal decreto interministeriale del 19 dicembre 2025 era di tre mesi. La legge di Bilancio 2026 lo ha però “spalmato” nel tempo: un mese nel 2027, poi tre mesi pieni nel 2028.

Per la pensione di vecchiaia significa questo: nel 2027 si andrà a 67 anni e 1 mese. Nel 2028 a 67 anni e 3 mesi.

Per chi è interamente nel contributivo e ha il canale della vecchiaia con almeno 5 anni effettivi di contributi, il requisito sale invece a 71 anni e 1 mese nel 2027 e 71 anni e 3 mesi nel 2028.

Pensione anticipata, quanto aumenta

L’aumento colpisce anche la pensione anticipata ordinaria. I nuovi requisiti contributivi saranno:

  • 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027;
  • 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne nel 2028.

Resta la finestra mobile di tre mesi dalla maturazione del requisito. E per alcune casse del pubblico impiego continuano a valere finestre ancora più lunghe: sette mesi se i requisiti maturano entro il 31 dicembre 2027, nove mesi se maturano dal primo gennaio 2028.

Contributivo puro, sale anche il requisito dei 64 anni

La circolare ricorda che l’aumento riguarda pure la pensione anticipata dei contributivi puri, cioè di chi ha il primo accredito contributivo dal primo gennaio 1996.

In questo caso, dal 2027 serviranno 64 anni e 1 mese con 20 anni e 1 mese di contributi. Dal 2028 si passerà a 64 anni e 3 mesi con 20 anni e 3 mesi. Anche qui resta la finestra di tre mesi.

È un passaggio importante perché la stretta non riguarda solo l’età, ma anche il requisito contributivo minimo, che ormai viene anch’esso adeguato alla speranza di vita.

Lavoratori precoci, chi sale e chi no

La circolare distingue poi dentro il capitolo dei lavoratori precoci. Per i precoci “ordinari” — disoccupati, caregiver, invalidi — il requisito sale a 41 anni e 1 mese nel 2027 e 41 anni e 3 mesi nel 2028.

Diverso il caso dei precoci addetti a mansioni gravose o a lavori particolarmente faticosi e pesanti: per loro l’adeguamento non si applica e il requisito resta fermo a 41 anni per tutto il biennio 2027-2028.

È uno dei punti più rilevanti della circolare, perché disegna una tutela selettiva: alcuni precoci vengono protetti dall’aumento, altri no.

Gravosi e usuranti, chi è escluso dall’aumento

La manovra aveva previsto una salvaguardia per i lavoratori gravosi e per quelli addetti ad attività particolarmente faticose e pesanti. La circolare la dettaglia.

Per la pensione di vecchiaia, i lavoratori gravosi con almeno 7 anni negli ultimi 10 in attività gravosa, e gli addetti a lavori usuranti o pesanti con i requisiti previsti dalla legge, nel biennio 2027-2028 potranno continuare ad accedere con 66 anni e 7 mesi e almeno 30 anni di contributi.

Ma c’è una differenza interna alla stessa categoria: per i lavoratori gravosi con almeno 6 anni negli ultimi 7, invece, il requisito resta 67 anni, sempre con almeno 30 anni di contributi.

Per la pensione anticipata, invece, i gravosi e gli usuranti salvaguardati restano ai requisiti attuali: 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Ape sociale, la salvaguardia non vale

È il punto più delicato. La circolare dice espressamente che l’aumento dei requisiti pensionistici si applica anche ai soggetti che, al momento del pensionamento, godono dell’Ape sociale.

Questo significa che non cambiano i requisiti per entrare nell’Ape sociale, ma cambia il traguardo finale: la pensione di vecchiaia arriva più tardi, a 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028. In pratica l’indennità può durare più a lungo, ma la pensione definitiva slitta.

Nessun problema per chi è entrato in Ape sociale dal 2024 in poi, quando i requisiti dell’età sono stati alzati da 63 anni a 63 anni e 5 mesi. Per chi è entrato nel 2023 invece con 63 anni, dopo quattro anni (così dice la legge) finirà il sussidio: nel 2027 avrà 67 anni, ma pensione arriverà a 67 anni e 1 mese. Quindi avrà 1 mese di buco.

Lavori usuranti, quote congelate fino al 2028

La circolare conferma poi che per gli addetti alle attività particolarmente faticose e pesanti disciplinate dal decreto legislativo 67 del 2011 non si applica l’adeguamento alla speranza di vita neppure nel biennio 2027-2028.

Restano quindi fermi fino al 31 dicembre 2028 i requisiti già in vigore: per esempio 61 anni e 7 mesi e quota 97,6 per molti lavoratori dipendenti usuranti, oppure 62 anni e 7 mesi e quota 98,6 per gli autonomi, con differenze per i notturni a seconda del numero di giornate lavorate.

Difesa e sicurezza: 5 mesi in più dal 2030

Un capitolo a parte riguarda il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico. Qui la legge prevede un incremento aggiuntivo rispetto ai tre mesi in più previsti per tutti nel biennio 2027-2028: un mese extra nel 2028, un altro nel 2029 e un altro ancora dal 2030, salvo eventuali esclusioni o applicazioni parziali da definire con un futuro Dpcm. Dal 2030 i requisiti per l’uscita (età e contributi) si allungano di 5 mesi.


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