Calabria

Catanzaro, il business delle protesi ai “finti-sordi”: 2900 pratiche sotto la lente, sequestrate tre aziende e 10 indagati I NOMI


Un giro d’affari costruito sul silenzio. E sull’udito. Quasi 3 mila pratiche per il riconoscimento di rimborsi per protesi acustiche, con  visite mai avvenute, esami audiometrici fittizi e, persino, i verbali di collaudo delle protesi. E un un sistema di controlli che, per anni, sarebbe rimasto a guardare mentre tre aziende private e una manciata di camici bianchi banchettavano sulle casse dell’ASP di Catanzaro.

L’indagine dei finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme, coordinata dalla locale Procura, ha portato al sequestro preventivo d’urgenza di tre società, ritenute il braccio operativo di una frode aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale.

I nomi degli indagati e le società sequestrate

Antonio Leuzzi
Antonio Ferragina imprenditore
Antonio Cantaffa medico
Claudio Macri’ medico
Giuseppe Petitto medico
Vittoria Civale imprenditore
Aldo Viterbo imprenditore
Francesco Leuzzi
Sergio Ferragina
Vittorio Magliocchi medico

Le società sequestrate sono: “Acustica Lamezia”, “Otoacustica Sud srl”, “Sordità di Antonio Ferragina & co”.

Quasi 3 mila pratiche sotto la lente

I numeri dell’inchiesta restituiscono la fotografia di un malaffare seriale: sono ben 2.900 le pratiche finite sotto la lente d’ingrandimento delle Fiamme Gialle che presentano “evidenti irregolarità”. Il meccanismo, secondo l’ipotesi accusatoria, era tanto semplice quanto spregiudicato: si creava dal nulla la documentazione necessaria per ottenere i rimborsi pubblici per le protesi acustiche.

Nel mirino degli inquirenti sono finiti tre dirigenti medici in servizio presso la Struttura Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria dell’ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro (oggi Azienda “Renato Dulbecco”) e un dirigente medico del Distretto Sanitario di Lamezia Terme. Erano loro, secondo la Procura, a firmare le impegnative per visite mai avvenute, esami audiometrici fittizi e, persino, i verbali di collaudo delle protesi. “In relazione alle 2900 pratiche attenzionate, non vi è traccia dell’accesso presso detta struttura dei relativi intestatari”. Niente prenotazioni al CUP, niente registrazioni. Persino quando i pazienti venivano portati fisicamente in gruppo presso l’ospedale, di loro non restava alcuna traccia ufficiale.

Pazienti usati come bancomat

Il cinismo del sistema emerge dai racconti dei pazienti, molti dei quali del tutto ignari di essere finiti in un ingranaggio truffaldino. C’è chi ha scoperto l’inganno solo per caso: un uomo, a cui erano state fornite protesi acustiche dopo un iter diagnostico totalmente falso, si è rivolto a un’altra struttura ospedaliera scoprendo non solo di non avere alcun problema uditivo, ma di rischiare danni permanenti qualora avesse continuato a usare quegli apparecchi inutili.

Altri pazienti hanno riferito di non aver mai tratto alcun beneficio dalle protesi o di aver smesso di usarle per i fastidi riportati. Poco importava ai sodali: l’importante era che le carte fossero in regola per incassare i rimborsi dall’ASP.

Le accuse

I reati ipotizzati, per i quali in dieci sono finiti sotto indagine vanno dal falso in atto pubblico alla truffa aggravata, commessi anche in forma organizzata. Il provvedimento di sequestro, firmato dal Procuratore facente funzioni Vincenzo Quaranta, si è reso necessario per interrompere un sistema di “complicità” che rischiava di continuare a drenare risorse pubbliche. Resta ora da capire quanto a fondo scavasse questo sistema e se ci siano altre complicità all’interno della gestione dei controlli sanitari calabresi.


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