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Pellai: “Gli insegnanti sono la chiave per evitare che l’IA sostituisca il pensiero”

Durante l’intervista a Orizzonte Scuola, Alberto Pellai ha introdotto una distinzione fondamentale tra due modalità di funzionamento mentale: il “pensiero pensato” e il “pensiero pensante”.

Lo psicoterapeuta ha spiegato che il bambino, nelle fasi iniziali della crescita, si trova nella condizione di pensiero pensato, ovvero si affida al pensiero del mondo adulto e “sta nel copione dell’obbedienza”.

Il compito evolutivo centrale consiste invece nel diventare “pensiero pensante”, cioè nell’acquisire la capacità di rinunciare alla dipendenza dall’adulto per sviluppare “una visione precisa del principio di realtà e del tuo modo di starci dentro”.

Tale transizione rappresenta il processo fondamentale che deve avvenire nel tempo della crescita, durante il quale il cervello, come un muscolo, deve essere “potenziato nei suoi funzionamenti che lo conducono poi alla produzione di pensiero pensante”.

Pellai ha messo in guardia dal fatto che l’intelligenza artificiale potrebbe interferire con questo processo naturale di sviluppo. La disponibilità immediata di contenuti già elaborati e strutturati rischia di far venire ai giovani “tantissimo la tentazione di rinunciare a produrre il nostro pensiero pensante”.

Lo psicoterapeuta ha descritto la quintessenza del pensiero pensato offerta dall’intelligenza artificiale come un prodotto “bello compatto, già narrato, immediatamente disponibile” che richiede solo di essere richiesto a uno strumento. “Chi sono io per produrre un pensiero che esiste già nel mondo?”, si è chiesto retoricamente Pellai, evidenziando la potenziale rinuncia all’impegno cognitivo che tale facilità d’accesso potrebbe generare.

L’analogia con la ginnastica attiva e passiva

Per rendere più comprensibile il suo ragionamento, Pellai ha utilizzato un’analogia tratta dal campo dell’attività fisica. Poi ha paragonato l’apprendimento alla differenza tra ginnastica passiva e ginnastica attiva, osservando che, sebbene entrambe possano portare a potenziare un gruppo muscolare, “il modo migliore è far fare ginnastica attiva”.

Lo psicoterapeuta ha riconosciuto che la ginnastica passiva potrebbe raggiungere “il medesimo risultato”, ma ha sottolineato come complessivamente il tempo dell’età evolutiva sia un periodo in cui “forse è più vantaggioso imparare a fare fatica che a non farla”. Questo approccio, basato sullo sforzo attivo, sviluppa “strutture, abilità e competenze che mi rendono resiliente e capace di affrontare sfide magari impreviste”.

Pellai ha collegato questa riflessione al diffuso fenomeno della fragilità in età evolutiva, osservando che oggi si parla tantissimo di questo tema proprio perché i giovani non hanno sviluppato quella struttura interna necessaria ad affrontare le perturbazioni. “Quando arriva una perturbazione sfidante che richiederebbe una struttura capace di farmi fronte il rischio di frantumazione invece è lì dietro l’angolo”, ha spiegato lo psicoterapeuta, descrivendo come molti ragazzi e ragazze “vanno in ritiro “.

La fragilità, secondo questa lettura, sarebbe quindi una conseguenza diretta della mancata costruzione del pensiero pensante e della rinuncia a sperimentarsi in compiti che richiedono sforzo attivo e impegno cognitivo.

Il ruolo degli insegnanti nella gestione dell’intelligenza artificiale

Pellai ha individuato negli insegnanti il soggetto chiave per una gestione consapevole dell’intelligenza artificiale in ambito educativo. “Serve un pedagogista che se decide di introdurre l’intelligenza artificiale nella vita dello studente lo fa ragion veduta”, ha affermato, precisando che questa decisione deve essere presa “avendo sentito dallo specialista della mente che deve fare di tutto affinché l’intelligenza artificiale non sia un sostituto della costruzione del pensiero pensante”. Lo psicoterapeuta ha quindi delineato il compito specifico degli insegnanti: trasformare l’intelligenza artificiale “in uno strumento che non sostituendo il pensiero pensante lo potenzia”.

Pellai ha tuttavia manifestato un atteggiamento prudente, dichiarando che “se gli insegnanti decideranno che questo si può fare con l’intelligenza artificiale io sconsiglierei di farlo troppo”.

Poi ha spiegato questa posizione richiamando nuovamente l’analogia con la ginnastica passiva, suggerendo che, pur riconoscendo la possibilità di ottenere risultati con strumenti che riducono lo sforzo, l’approccio più vantaggioso per lo sviluppo cognitivo rimane quello che richiede un impegno attivo da parte dello studente.

La preoccupazione di fondo espressa da Pellai riguarda l’effetto complessivo che la diffusione dell’intelligenza artificiale potrebbe avere sulle nuove generazioni: se il processo di sostituzione del pensiero pensante con il pensiero già pensato verrà facilitato dalla disponibilità di questi strumenti, “il risultato sarà catastrofico”.


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