Patto Francia-Germania sull’auto: transizione graduale all’elettrico e Made in Europe. Cosa prevede
ROMA – Francia e Germania scelgono di imboccare la strada di un passaggio più graduale all’elettrico senza far sparire del tutto il motore termico. E hanno annunciato un’intesa sul futuro dell’automotive europeo che punta a dare una direzione chiara ai negoziati a Bruxelles, senza far deragliare l’industria. L’intesa, ufficializzato con una dichiarazione congiunta dopo l’incontro tra Emmanuel Macron e Friedrich Merz, l’obiettivo di bilanciare due obiettivi spesso in tensione: la decarbonizzazione dell’auto e la competitività della produzione europea, con la tutela della filiera e dei posti di lavoro. Il settore vale tra il 7 e l’8 per cento del Pil e 13 milioni di lavoratori, tra diretti e indiretti.
La modifica più rilevante riguarda i target di emissioni per il 2035. La proposta franco-tedesca prevede di adeguare l’obiettivo in modo che l’Europa arrivi a una riduzione effettiva del 90% di CO₂ rispetto al livello di riferimento, ma senza compensazioni da parte dei costruttori. Rimane una quota del 10% di emissioni residue, legata all’uso di carburanti rinnovabili nel parco circolante; anche su questo punto l’accordo stabilisce che tale quota non dovrà essere compensata dai produttori. In sostanza, si cerca di rendere la traiettoria climatica realistica, tenendo conto di quanto potrà cambiare nel mercato l’impiego di carburanti più puliti.
Emmanuel Macron, presidente francese, ha presentato l’intesa come un modo per “far decollare la transizione” senza colpire l’industria, puntando a regole europee credibili e a sostegno della filiera. “Con la Germania abbiamo raggiunto un accordo per garantire il futuro del settore automobilistico europeo. Siamo animati da una chiara ambizione: trasformare con successo la nostra industria automobilistica, mantenendo al contempo i nostri obiettivi climatici e la nostra produzione in Europa”, ha scritto su X. “Il nostro percorso rimane immutato: ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e produrre i veicoli elettrici del futuro in Francia e in Europa. Questo è il significato della preferenza europea”, ha aggiunto, sottolineando di augurarsi “che questa dinamica franco-tedesca possa portare rapidamente a un accordo con i nostri partner, a beneficio dei nostri posti di lavoro e della nostra industria. L’Europa deve essere un continente che innova, investe e produce, proteggendo al contempo il clima e salvaguardando i nostri posti di lavoro: questo è lo scopo del nostro impegno”, conclude. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha salutato come una “buona giornata” per l’automotive europeo e per l’occupazione in Germania, Francia ed Europa”. “Abbiamo concordato un pacchetto a favore della libertà di scelta, dell’apertura tecnologica e del rispetto degli obiettivi climatici. Si tratta di un segnale di investimento per l’industria”.


Target CO₂ per il 2035: “90%” e niente compensazioni
Uno dei punti più discussi riguarda le emissioni delle auto. Secondo la proposta franco-tedesca, nel 2035 l’Unione Europea dovrebbe puntare a una riduzione del 90% delle emissioni di CO₂ rispetto al livello di riferimento, senza meccanismi di compensazione a carico dei produttori.
Inoltre, resta l’idea di lasciare un 10% di emissioni residue, legato all’uso di carburanti rinnovabili nel parco circolante. Ma, ed è un passaggio chiave: quel residuo non dovrebbe ricadere sui costruttori con obblighi di compensazione.
Valori emissioni su medie pluriennali
L’intesa introduce anche elementi di flessibilità sulle tape di avvicinamento. Vengono previsti periodi di calcolo pluriennali (tra 2030 e 2031) per la media delle emissioni, oltre a un meccanismo di banking dei crediti: quelli generati nel solo 2029 potranno essere utilizzati fino a un massimo di 7 grammi di CO₂ per chilometro per produttore. Per i veicoli commerciali leggeri, inoltre, è prevista una mediazione di cinque anni sull’obiettivo 2025, per evitare salti troppo bruschi tra un ciclo e l’altro di produzione e misurazione.
Tempi più lunghi per le plug-in
Sul fronte delle tecnologie, l’accordo dedica attenzione anche alle ibride plug-in. Per i PHEV viene mantenuto l’attuale utility factor, introduce una parametrizzazione più rigorosa basata su dati empirici, modificando la stima dell’autonomia elettricae dell’uso effettivo della batteria fino al 1° gennaio 2030, a condizione che abbiano un’autonomia elettrica minima di 80 km. Dopo quella data, i parametri saranno aggiornati annualmente sulla base di dati di utilizzo reale, non solo di ipotesi standard.


Nuova categoria di veicoli a zero emissioni
Uno dei passaggi che confermano la volontà di aprire più strade all’innovazione è la creazione di una nuova categoria per veicoli a zero emissioni alimentati esclusivamente da carburanti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio prodotti in Europa. L’obiettivo è consentire, anche dopo il 2035, l’immatricolazione e l’uso di soluzioni alimentate con carburanti puliti, in modo da mantenere una libertà di scelta coerente con la transizione tecnologica.
Super crediti e Made in Europe al 70%
Accanto ai target climatici, l’intesa rafforza la componente industriale con regole legate al “made in Europe”. Sono previsti i cosiddetti “Super crediti” per i veicoli elettrici a batteria prodotti sul territorio dell’Ue, con moltiplicatori differenziati: 1,2 per i BEV prodotti in Europa e 1,4 per quelli di piccole dimensioni. Sono previsti anche criteri più favorevoli se i veicoli integrano acciaio e alluminio europei a basse emissioni di carbonio, con moltiplicatori che salgono rispettivamente a 1,3 e 1,5. I super crediti si applicherebbero dall’entrata in vigore del pacchetto, prevista per il 2027, e proseguirebbero oltre il 2035.
Proprio perché si tratta anche di politica industriale, l’accordo definisce criteri progressivi sul contenuto locale tra 2028 e 2034 e stabilisce che incentivi pubblici, aiuti all’acquisto e appalti pubblici saranno riservati esclusivamente ai veicoli conformi ai requisiti “Made in Europe”. Tra gli elementi richiesti ci sono: una quota minima di componenti locali (almeno 70% esclusa la batteria) regole su batterie e materiali catodici, una quota significativa di ricerca e sviluppo fatta in Ue.
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Per le flotte aziendali, infine, viene indicata una sostituzione dei vincoli rigidi con obiettivi nazionali indicativi per la transizione verso veicoli Zev e Zlev. Il messaggio che arriva da Parigi e Berlino è quello di una traiettoria “ponderata”: spingere sull’elettromobilità e sulla protezione del clima, ma senza introdurre divieti troppo rigidi che rischiano di danneggiare un’industria strategica. Ora resta il passaggio decisivo: convincere gli altri Stati membri e il Parlamento europeo, perché l’intesa diventi regola effettiva.
Ora cosa succede
Anche con l’accordo tra Francia e Germania, per far diventare tutto realtà serviranno: il consenso degli altri Paesi UE, l’approvazione di una proposta da parte del parlamento europeo e poi l’adozione di un testo finale dopo il confronto tra Commissione, Parlamento e Commissione, il cosiddetto trilogo, probabilmente a inizio 2027 sia sull modifica delle norme sulla transizione verso l’elettrico sia per quanto riguarda il Made in Europe che è contenuto nell’Industrial Acceleration Act.
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