Pasquetta tra insulti e offese per un giovane napoletano a Udine

Una giornata di festa diventata più che un tormento, per il protagonista della vicenda e per la sua fidanzata. Insulti, aggressioni verbali vere e proprie, lacrime e frustrazione per una situazione oltre i limiti. Tutto questo corrisponde al Lunedì dell’Angelo vissuto da Carlo Fasano, 24enne napoletano residente a Udine per motivi di studio, che a Pasquetta è stato vittima di una situazione molto impegnativa. Il ragazzo ha affidato la cronaca della giornata a Facebook, cercando conforto più che uno sfogo. Ecco cosa ha scritto sul gruppo “Sei di Udine se…”.
Il racconto
Mi sono preso un po’ di tempo per decidere se raccontare o no questo accaduto; alla fine ho deciso di farlo per i motivi che poi racconterò successivamente. Da come leggete, mi chiamo Carlo Fasano ho 24 anni, sono nato a Napoli e vivo a Udine da ormai due anni per motivi accademici e lavorativi. Ho passato la Pasquetta a casa di amici di amici dove era stata organizzata la classica braciata (grigliata) in giardino. Già all’accoglienza, sapendo fossi napoletano, molti presenti (sconosciuti a me) iniziano a fare le classiche battute che navigano per luoghi comuni del tipo: “Ma sai parlare italiano?” (anche se, senza presunzione, il mio italiano era più fluido e grammaticalmente accurato del loro), accompagnate anche da varie imitazioni scimmiottate del dialetto napoletano tipo “uè uè jamme bell!”, e i “terrone” che si sono sprecati. Uno degli invitati addirittura mi ha raccontato che quando, nel maggio 2023, il Napoli vinse lo scudetto a Udine era lì allo stadio e nella maxi rissa post partita in campo tra i tifi organizzati lui era presente, e che gli era piaciuto tanto prendere a cinghiate i napoletani. Contento lui.
Il momento peggiore
La storia di Carlo prosegue. Oltre a quest’ultimo racconto a dir poco agghiacciante, il resto non mi ferisce, anzi sono ben disposto alla goliardia, nonostante queste “battute” si siano ripetute un numero sconsiderato di volte ho sempre risposto con una risata. Il peggio arriva quando verso le 14 e 30, si aggiungono alla braciata, di ritorno dallo stadio, 5 o 6 persone che appartengono a un gruppo di tifo organizzato dell’Udinese, con ancora addosso magliette del gruppo. Subito al loro arrivo un loro amico, che era già presente alla festa, ha notificato a voce alta he c’era un napoletano alla festa, come se fossi un nemico infiltrato, un simbolo di disturbo e di fastidio solo per le mie origini; per mia fortuna non se ne curano e pensano a far festa. Dopo un po’ di tempo però, questo gruppetto inizia a intonare vari cori da stadio contro Napoli come “Odio Napoli” “Napoli colera, sei la vergogna dell’Italia intera”, a cui decidono di partecipare un po’ tutto il resto degli invitati. Sentendomi fortemente a disagio, dico alla mia fidanzata che era presente lì con me, che avrei voluto andarmene: così facciamo. Salutiamo e ringraziamo il padrone di casa che ci ha ospitati, e ci dirigiamo verso l’uscita del cortile. Avendo notato questo, 4 persone di questo gruppo di tifo organizzato decidono letteralmente di scortare me e la mia fidanzata fino al parcheggio, continuando a inneggiare contro Napoli e aggiungendo vari insulti che potete immaginare. Continuano a far questo fino alla mia auto, la mia fidanzata (che tra l’altro, piccolo dettaglio comico, è veneta) e io entriamo in auto, mettiamo in moto e andiamo via.
Il crollo
A quel punto Carlo e la fidanzata crollano. Dopo esserci allontanati di qualche metro abbiamo dovuto accostare, perché sia io che lei eravamo sotto shock per l’accaduto. Purtroppo lei, distrutta, scoppia a piangere e io non posso far altro che seguirla. Ho deciso di raccontare questo episodio non perché è mia intenzione denunciare l’accaduto come vittima; esistono casi ben più eclatanti e violenti del mio, a me in fin dei conti non è successo nulla. Ho deciso di raccontare perché volevo portare uno spunto di riflessione a chi è arrivato in lettura fin qui, per sottolineare che situazioni spiacevoli possono creare luoghi comuni, pregiudizi e ignoranza fusi insieme. In un paese già ammalato come l’Italia, non ci si può permettere di essere un popolo altrettanto ammalato. Che ci sia un solo parametro che influenzi l’interazione con un’altra persona, che egli sia napoletana, marocchina slava o quel che sia: il valore umano. Spero che questa riflessione avvenga soprattutto nelle persone che in determinati contesti (come può essere quello calcistico) staccano la spina della ragione e si lasciano offuscare la mente da luoghi comuni e pregiudizi, oppure a quelle che la spina della ragione non l’hanno attaccata mai: siamo tutti esseri umani.
Fuarce Napoli, Jamme bell Udine e viva l’Italia
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