Economia

Part time, ferie per l’inserimento al nido, permessi per i figli: la conquista dei lavoratori nell’intesa alla Geodis


Un accordo per aiutare i lavoratori genitori nella cura dei figli. In un contesto, quello dei magazzini, dove sostegni del genere non sono per niente diffusi. Buone notizie per circa 700 lavoratori di Geodis, soprattutto donne, all’Interporto di Bologna, dove le sigle dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil hanno firmato con l’azienda un’intesa che «permette ai genitori che non hanno familiari disponibili nella gestione del figlio – dicono i sindacati – di non rinunciare al proprio lavoro nei primi anni dalla nascita».

Secondo le stesse sigle si tratta di «un accordo tra i più avanzati nel settore a livello italiano», che coinvolge ben cinque magazzini dove si preparano e spediscono i prodotti di abbigliamento per conto di Yoox. E che arrivano tra l’altro dopo che in quegli stessi magazzini negli anni passati ci sono state proteste proprio sull’organizzazione dei turni. In un contesto non semplice, perché Geodis da un anno è stata messa in amministrazione giudiziaria dal tribunale di Milano dopo che un’inchiesta ha rivelato un sistema di sfruttamento dei lavoratori, comune anche a Brt, organizzato con un sistema di appalti di cooperative che nel frattempo sono state estromesse, tanto che ora i 700 lavoratori dell’Interporto sono dipendenti diretti di Geodis.

L’accordo raggiunto punta a rendere più semplice la gestione familiare per i lavoratori con figli piccoli. Prevede per esempio l’obbligo per l’azienda di concedere le ferie al lavoratore, se questo le richiede nel periodo di inserimento all’asilo nido e alla materna, oltre che per il primo giorno di scuola primaria e secondaria. Sono poi previsti fino a tre mesi di aspettativa non retribuita nei primi tre anni di vita del figlio che l’azienda è tenuta a concedere, sempre su richiesta, per esempio nei periodi di chiusura degli asili nido, oltre che più giorni di malattia figlio fra i tre e gli otto anni.

C’è poi la possibilità per il genitore di scegliere un contratto part-time fino ai cinque anni di età del figlio, con il diritto a tornare full-time dopo quel periodo, oppure la possibilità di chiedere di essere assegnati al turno centrale di lavoro nei primi tre anni di vita del bambino (tra le 8-8.30 e le 16.30-17), nonostante l’azienda sia organizzata di norma su due turni (6-14 e 14-22).

C’è poi un’attenzione particolare per i genitori soli, cui è riconosciuto il diritto al part-time o al turno centrale fino ai 14 anni del figlio. «Un grande risultato – sottolineano Cgil, Cisl e Uil – che in un sito come quello dell’Interporto di Bologna, dove la maggioranza dei lavoratori sono donne, è reso ulteriormente necessario e utile anche al fine di accompagnare un’emancipazione femminile che passa dall’indipendenza economica».


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