Otto marzo, dalla politica ai sindacati il confronto sulla condizione delle donne
L’otto marzo torna a essere occasione di riflessione pubblica sul ruolo delle donne nella società, tra conquiste raggiunte e diritti ancora da rafforzare. Dalla politica nazionale ai sindacati, il dibattito sulla parità di genere si concentra su lavoro, violenza, opportunità e riconoscimento del talento femminile. Nel giorno della Giornata internazionale della donna, i messaggi arrivano dalle istituzioni e dal mondo sociale, con accenti diversi ma con un filo comune: la strada verso una reale uguaglianza è ancora lunga.
Meloni: «Una responsabilità che vale ogni giorno»
«L’8 marzo richiama tutti a una responsabilità che non vale un solo giorno, ma ogni giorno: continuare a costruire un’Italia nella quale nessuna donna debba scegliere tra libertà, lavoro, famiglia e realizzazione personale». Lo scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ricordando come «il talento, la determinazione e il contributo delle donne sono una forza decisiva per la crescita della Nazione».
La premier sottolinea anche alcuni risultati ottenuti negli ultimi anni: «Tra questi, il livello più alto di sempre di occupazione femminile raggiunto in Italia, un traguardo di cui sono particolarmente fiera». Ma, aggiunge, «la strada da percorrere resta ancora lunga», con l’obiettivo di «rimuovere ostacoli, garantire pari opportunità e consentire a ogni donna di esprimere pienamente il proprio valore».
Conte: «Non bastano le celebrazioni»
Di segno diverso l’intervento del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. «I diritti delle donne non sono una bandiera da sventolare l’8 marzo», scrive sui social, criticando quelle che definisce «le solite dichiarazioni solenni».
Conte accusa la maggioranza di aver bocciato diverse proposte a favore delle donne: «No a congedi parentali davvero equi, no a più sostegno alle lavoratrici autonome, no a investimenti strutturali in asili nido e servizi pubblici». E aggiunge che «in Italia le donne continuano a pagare il prezzo più alto, con tassi di occupazione e salari tra i più bassi d’Europa». Secondo l’ex premier, «più che celebrazioni di facciata servono scelte politiche concrete».
Calderoli: «Ridurre fino ad azzerare i femminicidi»
Il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli pone l’accento su uno dei temi più drammatici: la violenza di genere. «In questo 8 marzo rivolgo i miei auguri a tutte le donne, partendo da mia moglie Gianna», afferma, ricordando però «la piaga insoluta dei femminicidi».
Nel 2025 le vittime sono state 97, «oltre venti in meno rispetto al 2024 ma restano numeri altissimi e inaccettabili». L’auspicio del ministro è che «già l’anno prossimo questi tragici numeri siano drasticamente ridotti, fino poi ad azzerarsi».
Casellati: «La parità si costruisce anche nella cultura»
Per il ministro per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati l’8 marzo non deve essere «solo una celebrazione retorica». La violenza contro le donne, spiega, «è la punta estrema di una cultura di diseguaglianza».
Secondo Casellati la parità non si conquista soltanto con le leggi: «Dobbiamo cambiare la narrazione perché la parità non si conquista solo nei codici, ma nel linguaggio, nei comportamenti e nei gesti quotidiani». Il pensiero va anche alle donne che lottano per i propri diritti in Paesi come Iran e Afghanistan.
La Russa: «Celebrare ma anche riflettere»
Un messaggio di auguri arriva anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa. «Il Senato rende omaggio a tutte le donne che ogni giorno contribuiscono con impegno, competenza e passione alla crescita della società», scrive sui social.
Per La Russa la ricorrenza rappresenta «un’importante occasione di riflessione sul percorso compiuto e sulle numerose sfide ancora da affrontare per garantire pari opportunità e piena valorizzazione del talento femminile».
Fumarola (Cisl): «Divario occupazionale ancora enorme»
La segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, in un intervento su Avvenire, richiama l’attenzione sui dati economici. «L’8 marzo di quest’anno coincide con gli 80 anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne», ricorda, ma i numeri mostrano «un’Italia ancora profondamente divisa».
Il tasso di occupazione femminile è al 53,4%, contro il 71,4% degli uomini, mentre il divario salariale supera il 25%. «Ogni donna esclusa dal lavoro o costretta a lavorare al di sotto del proprio potenziale rappresenta un’intelligenza sprecata», osserva Fumarola, chiedendo investimenti su servizi per l’infanzia, congedi paritari e trasparenza salariale.
Renzi: «Il pensiero alle donne iraniane»
Il leader di Italia Viva Matteo Renzi dedica il suo messaggio alle donne che combattono per i diritti civili: «Auguri a tutte le donne. Ma quest’anno anche e soprattutto alle donne iraniane».
Carfagna: «Serve un punto di incontro»
La segretaria di Noi Moderati Mara Carfagna invita invece la politica a trovare convergenze. «Parlare di diritti delle donne significa affrontare uno dei valori più significativi della nostra democrazia», scrive su Il Messaggero.
Tra i temi indicati ci sono la legge sul consenso, il congedo paritario e la creazione di una Autorità indipendente per la parità. «Dividerci significa andare allo stallo, e lo stallo è nemico delle donne», avverte.
Sicilia, la Uil: «Le donne non chiedono mimose»
Dal territorio arriva anche la voce dei sindacati. «Le donne non chiedono mimose. Chiedono lavoro stabile, diritti e rispetto», afferma la segretaria generale della Uil Sicilia Luisella Lionti.
Secondo il sindacato nell’Isola l’occupazione femminile è cresciuta con oltre 42 mila nuove lavoratrici e un aumento dell’8,3%. Tuttavia restano forti criticità: «Le donne pagano il prezzo più alto con una precarietà cronica e salari inferiori del 20-25% rispetto agli uomini».
Per Lionti dietro ogni contratto precario o part-time involontario «c’è una vita reale fatta di cura dei figli e dei familiari». Per questo la Uil chiede «misure strutturali, investimenti sull’occupazione femminile, welfare e servizi per l’infanzia». «Le nostre donne sono la spina dorsale dell’economia familiare e regionale: senza di loro la Sicilia resta indietro», conclude.
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