Umbria

Orvieto piange Claudio Marchesi morto in Bosnia: corteo e ultimo saluto in Duomo

Orvieto dà il suo ultimo saluto a Claudio Marchesi, il sergente morto lo scorso 29 ottobre nello schianto dell’elicottero Ch-47 in Bosnia-Erzegovina. Il feretro, nel primo pomeriggio di mercoledì, è partito dal Comune, che ha ospitato la camera ardente, e, attraversando corso Cavour, ha raggiunto il Duomo seguito da un corteo a piedi.

Una folla commossa ha assistito all’ultimo saluto, centinaia le persone in piazza, davanti alla cattedrale. Il feretro, è stato accolto martedì nella città della Rupe, dopo i funerali di Stato a Roma. Poi la camera ardente nella sala consiliare del palazzo comunale. Mercoledì alle esequie in Duomo erano presenti numerose autorità civili e militari, rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e del mondo politico; tra questi, il sindaco della città, Roberta Tardani; il prefetto di Terni, Antonietta Orlando; la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti e il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Emanuele Prisco. 

«Oggi, a Orvieto – ha detto il sindaco Roberta Tardani mercoledì mattina durante le celebrazioni del 4 novembre – il 4 novembre ha il volto di Claudio Marchesi. Dedichiamo a lui questa giornata, con un pensiero ai suoi compagni che hanno perso la vita e agli altri militari feriti. Alla sua famiglia va l’abbraccio di Orvieto. Un abbraccio che dovrà esserci anche domani quando le cerimonie saranno finite e il peso dell’assenza resterà. Durante i funerali solenni di ieri si è parlato “dell’Italia migliore” e di tutti gli uomini e donne impegnati al servizio della pace. Sono parole che innanzitutto ci chiedono di guardare dentro la vita di questi uomini e donne. Dentro la scelta di un mestiere che richiede preparazione, disciplina, responsabilità. Dentro le partenze, gli affetti lasciati a casa, i rischi affrontati. Anche Claudio aveva una vita, legami e progetti. Il nostro rispetto comincia da qui, dalla persona prima ancora che dall’uniforme. Essere operatori di pace significa lavorare perché altri possano vivere senza paura. In terre che hanno conosciuto la guerra, come la Bosnia, significa aiutare a custodire una pace ancora fragile. Significa esserci, ogni giorno, anche quando nessuno guarda e i riflettori sono lontani. Questa stessa responsabilità, con compiti diversi, accompagna il lavoro delle nostre forze armate e delle forze dell’ordine, lontano dall’Italia e nelle nostre città. La riconosciamo in chi interviene in un’emergenza, in chi protegge una persona minacciata, in chi trascorre la notte in servizio mentre le nostre famiglie riposano. Un lavoro del quale spesso ci accorgiamo soltanto quando ne abbiamo bisogno. E al quale dobbiamo invece attenzione, rispetto e sostegno anche nella normalità».

«In questo 4 novembre – le parole della presidente Stefania Proietti a Terni in mattinata per le celebrazioni per il Giorno dell’Unità nazionale e la Giornata delle Forze armate– il nostro primo, commosso pensiero va alle donne e agli uomini che hanno sacrificato la vita per servire la Repubblica e difendere i valori costituzionali di pace e libertà. Ma il cuore dell’Umbria batte oggi con una ferita aperta: il nostro abbraccio più forte va alle famiglie e ai cari del nostro sergente maggiore Claudio Marchesi, di Simone Ruggia, di Laura Procacci e di Franco Adriano Zecchillo. Il loro sacrificio ci ricorda con durezza quanto alto sia il prezzo che i nostri militari sono chiamati a pagare, con silenzioso coraggio e spirito di servizio, per garantire la sicurezza collettiva e contribuire alla pace anche fuori dai nostri confini. Allo stesso tempo, rivolgiamo una preghiera accorata e il nostro più caloroso augurio di pronta guarigione agli undici militari rimasti feriti nel tragico incidente: a loro, alle loro famiglie e al personale sanitario che li sta assistendo va tutta la nostra vicinanza».

Marchesi era molto legato al territorio orvietano, la comunità lo ha ricordato come un ragazzo buono, gentile e sorridente. Con la famiglia, attiva nel mondo dell’agricoltura, da Allerona si era trasferito a Orvieto, nella frazione di Canale, da diversi anni. Da circa tre anni, invece, Claudio Marchesi viveva a Montefiascone (Viterbo). Appassionato di sci e calcio, sport che aveva praticato da ragazzo, sui social aveva pubblicato una fotografia sulla neve accompagnata dalla frase: «Da quando ho cominciato a camminare mi piace correre». Il sergente era a bordo del Chinook precipitato nella zona di Brčko, nel nord-est della Bosnia-Erzegovina, in volo nell’ambito della missione Eufor Althea. A bordo del velivolo si trovavano 15 persone: oltre ai quattro militari morti –  i sergenti dell’aviazione dell’esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci, quest’ultimi appartenenti al Corpo militare volontario della Croce Rossa italiana -, undici sono rimaste ferite.

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