OpenAI chiude l’app Sora: ecco perché i video IA diventano un problema
OpenAI ha annunciato la chiusura dell’app Sora, proprio nel momento in cui la generazione di video con intelligenza artificiale è al centro dell’attenzione e dei social. Una decisione che arriva dopo mesi di dubbi sulla crescita dell’app e che lascia molti interrogativi su cosa stia davvero succedendo dietro le quinte.
Il team di Sora ha salutato gli utenti con un messaggio pubblico, ringraziando chi ha creato contenuti e promesso maggiori dettagli su tempistiche, API e modalità per salvare i propri lavori. Nessuna spiegazione ufficiale però sul perché della chiusura, e questo ha aperto la strada a diverse interpretazioni.
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Che fine fa Sora (e perché OpenAI non molla i video)
La chiusura riguarda l’app standalone di Sora, non la tecnologia in sé. OpenAI non abbandona la generazione di video IA, ma punta a integrare quelle capacità direttamente in ChatGPT, trasformandolo sempre di più in un’unica piattaforma centrale.
Nel codice dell’app ChatGPT per Android sono già emersi riferimenti a una possibile integrazione di Sora, segno che le stesse funzioni potrebbero arrivare come parte dell’esperienza ChatGPT, invece che restare in un’app separata. In pratica, meno prodotti sparsi e più funzioni concentrate in un solo servizio.
Questa scelta arriva dopo un percorso molto rapido: Sora è comparsa per la prima volta verso la fine del 2024, ma ha davvero preso quota solo con l’app dedicata e con Sora 2, lanciata a settembre 2025, accumulando in poco tempo milioni di download e un’ondata di clip generate e condivise sui social. Ma dopo il prevedibile entusiasmo iniziale, qualcosa si è spento.
Disney fa un passo indietro proprio ora
In parallelo alla chiusura dell’app Sora, anche Disney ha deciso di ritirarsi da un accordo con OpenAI legato alla generazione di video. Secondo le indiscrezioni, sul tavolo c’era un investimento da circa 1 miliardo di dollari per sfruttare la tecnologia video di OpenAI con le proprietà intellettuali Disney, con l’idea di creare contenuti generati dagli utenti e, potenzialmente, portarli anche su Disney+.
Un portavoce di Disney ha dichiarato che, in un settore IA ancora agli inizi e in rapida evoluzione, l’azienda rispetta la scelta di OpenAI di uscire dal business della generazione video e di spostare le proprie priorità altrove. Una frase che, però, non riflette del tutto la realtà: OpenAI non esce davvero dai video, ma sposta semplicemente il focus da un’app dedicata a un’integrazione dentro ChatGPT.
Il tempismo resta comunque significativo: la chiusura di Sora come app autonoma e il ritiro di Disney arrivano insieme, e questo rende più credibile l’idea che ci siano motivazioni economiche e strategiche più profonde rispetto a un semplice cambio di prodotto.
Il nodo dei costi: quando il virale diventa insostenibile
La spiegazione più concreta per la fine dell’app Sora riguarda i costi. Generare video con modelli di intelligenza artificiale di questo livello richiede una quantità enorme di potenza di calcolo, e quindi di denaro. Un’analisi pubblicata da Forbes a novembre 2025 stimava per OpenAI una spesa fino a 15 milioni di dollari al giorno per la generazione di video, pari a oltre 5 miliardi di dollari all’anno.
Lo stesso responsabile di Sora, Bill Peebles, aveva ammesso a ottobre che l’economia del progetto era “completamente insostenibile” nelle condizioni attuali. In altre parole, l’enorme successo dell’app ha portato a una valanga di clip brevi, spesso di scarso valore, che però consumavano risorse di calcolo costose senza generare un ritorno proporzionato.
Da questo punto di vista, la scelta di chiudere l’app e spostare le funzioni video dentro ChatGPT permette a OpenAI di avere un controllo più stretto sull’uso della tecnologia, magari limitando gli abusi, concentrando gli utenti più motivati e integrando meglio i modelli di business esistenti, come gli abbonamenti a ChatGPT.
L’ombra dell’IPO e una strategia più “pulita”
Sul fondo di questa storia c’è anche un’altra ipotesi: la preparazione a una possibile IPO di OpenAI, cioè la quotazione in Borsa. In quel caso, l’azienda dovrebbe mostrare i propri conti agli investitori, e un prodotto che brucia miliardi all’anno senza un modello di ricavi chiaro rischierebbe di pesare molto sull’immagine complessiva.
Eliminare un’app costosa e ridondante e concentrare tutte le funzioni in un prodotto centrale come ChatGPT aiuta a presentare un business più lineare, con meno progetti sperimentali che drenano risorse. Non è una conferma ufficiale, ma il tempismo tra le voci di IPO, la chiusura di Sora e l’uscita di Disney rende questa lettura piuttosto plausibile.
Nel corso dei mesi passati noi di SmartWorld abbiamo più volte espresso dubbi anche etici circa i deepfake generati da Sora 2. In un’epoca in cui è sempre più difficile distinguere il falso dal vero, lanciare una sorta di social network pieno di video generati dall’IA, per di più con i volti di personaggi famosi, non è esattamente l’idea più virtuosa che ci sia. Ma del resto Sam Altman si è allontanato da tempo dall’idea quasi idilliaca di guidare un’azienda votata solo al bene dell’umanità, tanto che anche le sue più recenti uscite sembrano fatte apposta per scatenere i meme, più che altro.
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