Puglia

Omicidio in discoteca, nel 2024 lite fra Scavo e Christian Capriati

“Tutti gli affiliati si portano le armi a ballare”. Parola di pentito. A spiegare agli inquirenti quella che è una pericolosa consuetudine è il collaboratore di giustizia Domenico De Palo. Si portano per dimostrare potere, per difendersi in caso di liti con ‘gli avversari’, ma anche per offendere, come sarebbe avvenuto alle 4 del mattino del 19 aprile, all’interno del Divine Club di Bisceglie, dove è stato ucciso con un colpo di pistola calibro 7.65 al collo il 43enne Filippo Scavo, uomo di fiducia di Domenico Strisciuglio.

E come avvenne, testimoniano le indagini della polizia, due anni fa, il 29 marzo 2024 all’interno del pub Demetra di Bari, dove si affrontarono Filippo Scavo e Christian Capriati, uno dei due figli di Lello Capriati, fratello dello storico boss di Bari vecchia, Tonino. Due giorni dopo, il 1 aprile 2024, Lello Capriati fu ucciso a Torre a Mare, con numerosi colpi sparati in successione da una moto in corsa. I due episodi compaiono in sequenza anche negli atti giudiziari, e in particolare nell’ordinanza cautelare a carico di Eugenio Palermiti junior e del giovane Savino Parisi per detenzione di armi. Una misura che racconta l’abitudine dei giovani dei clan, e in particolare di alcuni come quello degli Strisciuglio, di portarsi le pistole nei locali. Ma che evidenzia gli atavici contrasti fra Strisciuglio e Capriati, iniziati negli anni Ottanta a Bari vecchia: “La guerra più importante è con il clan Capriati – spiega un altro collaboratore di giustizia agli inquirenti – è adesso e lo sarà sempre, ci sono gli omicidi, c’è il sangue per terra, mai si potrà sanare”. Ieri sera, a meno di 24 ore dall’omicidio di Scavo, è stato ferito ad una gamba Kevin Ciocca, 20 anni come il suo amico Christian Capriati. Gli spari, da una moto in corsa, a pochi passi dalla storica roccaforte dei Capriati. La corsa contro il tempo per evitare che si versi altro sangue è appena cominciata.




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