Oggi “Travelling Without Moving” dei Jamiroquai compie 30 anni

Effettivamente Jay Kay non pare la persona più coerente al mondo: una sorta di hyppie di fine millennio, naturalista e ambientalista più convito di uno sciamano irochese, ma in fissa totale con le auto sportive di lusso e con una leggendaria dipendenza dalla polvere bianca.
“Travelling Without Moving”, che nel 1996 lanciò i suoi Jamiroquai verso la fama interplanetaria, è la cifra massima di questa discrasia.
Infatti, se da una parte il singolo “Virtual Insanity” (accompagnato da un video che sbancò gli MTV Video Music Awards l’anno successivo) esprime tutta la preoccupazione per un’attualità fatta di sprechi ed inquinamento, per un futuro di invadenza tecnologica, per l’ostinata volontà dell’uomo di dominare sulla natura, è anche vero che si tratta dell’ultimo residuo di quella denuncia sociale che dominava sin dal titolo il loro debutto “Emergency On Planet Earth” (1993) – a meno di non voler includere in questo filone i due strumentali che spezzano il disco (“Didjerama” e “Didjital Vibrations”) e l’abbonante uso di ganja che suggerisce “High Times” (perché sempre di natura si tratta).
Come ben sintetizza il rombo del motore in accelerazione che apre la title track, “Travelling Without Moving” spinge piuttosto sul disimpegno; il suo pregio, se non altro, è di farlo molto bene.
Tracce come quella – e come “Cosmic Girl”, “High Times”, “Alright”, “Use The Force”, “Drifting Along” – usano l’acid jazz per riuscire a far convivere sudaticce ritmiche funk (gentile concessione del bassista Stuart Zender, che lascerà la band dopo l’uscita di questo album), visioni in tipico stile Stevie Wonder, orchestrazioni perfette rubate agli ABBA, ritmi reggae e spunti più sintetici.
Tutto sempre all’insegna di un groove irresistibile sul quale si stagliano la voce nasale di Jay Kay e la sua cornuta sagoma: a volte postmoderno santone disco dancer, più spesso retro-futurista prodigio del ritmo.
Nulla di inedito, appunto: in “Travelling Without Moving” i Jamiroquai citano vent’anni di musica da ballo e di spiritualità funky, e lo fanno con gran gusto, più che sufficiente a coprire un songwriting non sempre irresistibile; probabilmente sotto quel punto di vista faranno meglio con “Synkronized” (comunque un gradino sotto il debutto), ma non suoneranno mai così compatti e convinti.
In questo modo a metà anni ’90 la loro musica arrivò ovunque: pubblicità, film, discoteche, MTV, varietà nostrani: faceva divertire e ogni tanto pensare; oggi, pare restarne solo la profezia lanciata da Jay Kay con “Virtual Insanity”, purtroppo azzeccata.
Pubblicazione: 9 settembre 1996
Durata: 59:47
Dischi: 1
Tracce: 14
Genere: Acid jazz, Funk
Etichetta: Columbia Records
Produttore: Jason Kay
Tracklist:
Virtual Insanity
Cosmic Girl
Use the Force
Everyday
Alright
High Times
Drifting Along
Didjerama (instrumental)
Didjital Vibrations (instrumental)
Travelling Without Moving
You Are My Love
Spend a Lifetime
Do You Know Where You’re Coming From? (Bonus track)
Funktion (traccia fantasma)
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