Occorre cura, presenza e partecipazione

“Città di Arezzo, diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro ti stai accorgendo di chi ti chiede cura? Stai crescendo nella capacità di farti vicino e accompagnare, sostenere?”. È questo uno dei passaggi centrali dell’omelia prounciata oggi, 7 agosto, dal vescovo della diocesi di Arezzo Cortona Sansepolcro, Andrea Migliavacca, durante la celebrazione per San Donato, patrono della città.
Un messaggio, quello che il monsignore ha voluto inviare al territorio, incentrato sul concetto del prendersi cura non solo l’uno dell’altro ma di una collettività intera che, in questo momento, necessità di guide autorevoli e solide.
Il testo dell’omelia
Le letture che abbiamo ascoltato in questa celebrazione ci presentano la figura del pastore che custodisce il gregge, lo conduce in luoghi ove possa trovare un pascolo abbondante, si cura delle pecore più deboli, va alla ricerca di quelle disperse, dedica tutta la sua vita per il gregge.
È una bella immagine di cura, dell’esperienza della vita che è la cura, aver cura.
San Donato, vescovo e martire, è stato un pastore che ha saputo aver cura della sua comunità, della chiesa dove ha speso la sua vita, da noi e nel ricordarlo e celebrarlo oggi, come nostro patrono, riconosciamo che ancora lui e poi i vari successori sulla sede di Arezzo hanno profuso, ciascuno a modo proprio, espressioni e iniziative di cura.
Ancora oggi questa immagine della “cura” può illuminare la vita cittadina, l’impegno delle varie Istituzioni, la partecipazione e la responsabilità di tutti noi, di ogni persona.
E mi pare questo il messaggio che quest’anno possiamo raccogliere da San Donato. Il nostro patrono ci dice, a ciascuno nelle nostre responsabilità, “prenditi cura”.
Sono diverse le situazioni che hanno bisogno di attenzione, vicinanza e cura.
Penso anzitutto al mondo del lavoro. Stiamo attraversando situazioni di criticità e di incertezza sul futuro. Preoccupazioni ci sono tra imprenditori e accompagnano anche la vita di tanta gente al lavoro. La crisi è congiunturale in un mondo oggi connesso e globale. Non ci sono più criticità mondiali che possiamo pensare lontane da noi e di fatto ricadono poi sulla nostra economia, sul tessuto sociale, sulla tenuta della comunità, sul mondo del lavoro.
Occorre allora cura, attenzione, presenza e partecipazione, progetti e interventi di sostegno. San Donato c’è con loro. E noi ci siamo?
Bisogna aver cura della realtà che riguarda la malattia e le situazioni legate all’età avanzata.
Il pensiero va al nostro ospedale anzitutto, gli ospedali e poi i vari presidi medici, le risorse investite in questo settore, le case di riposo, le famiglie che devono gestire la malattia delle persone care.
Si tratta di aver cura anche per coloro che anziani o malati pensano dolorosamente di intraprendere la strada di una vita che deve finire e proprio lì invece sta chiedendo cura e vicinanza.
L’ospedale in particolare richiede che vi sia un impegno strategico, a partire dalla Regione, perché siano promosse innovazione, competenza, presenza sufficiente di personale medico e paramedico.
Chi vive la malattia, chi si trova in difficoltà per l’età, coloro che sono coinvolti nelle varie realtà della sanità chiedono particolare vicinanza e cura, non solo medica, ma anche di umanità.
San Donato c’è con loro, e noi ci siamo?
Sono tante le situazioni di marginalità e di sofferenza della nostra società. Penso anzitutto alla realtà del carcere e poi ci sono le varie strutture e realtà di accoglienza degli immigrati, ci sono i poveri tra di noi, purtroppo sempre di più, ci sono vittime di violenze ingiustificate. Sono tante situazioni che esigono vicinanza e cura. Si tratta di attivare percorsi efficaci e reali di solidarietà, di volontariato, di vicinanza, di accoglienza di tutti.
San Donato c’è con loro, e noi ci siamo?
Guardiamo anche al mondo giovanile ed è una grande risorsa della nostra società. Ci sono i giovani nelle nostre scuole e poi negli oratori, ci sono quelli che si trovano il venerdì e il sabato sera a san Francesco e alla Badia, ci sono quelli che vanno allo stadio a vedere l’Arezzo e poi tutti i giovani, tanti, nelle realtà dei quartieri. E ci possiamo chiedere chi si prende cura di questi giovani che sono oggi una risorsa e un valore positivo nella nostra comunità. I giovani, in genere, sono ricchi di valori e cercano autenticità. Solo prendendosene cura possiamo fare loro spazio, ascoltarli, farci aiutare da loro, valorizzare il bene che hanno e anche, con loro, affrontare le derive del mondo giovanile che pur ci sono. Ma dobbiamo aver cura.
San Donato c’è con loro. E noi ci siamo?
Non posso non pensare anche alla vita delle nostre parrocchie. Ci sono i nostri preti che dedicano la vita per la comunità e che sono sempre persone umane, con fatiche e fragilità, insieme a ricchezze e generosità. Io per primo devo averne cura, insieme poi a tutta la comunità. E poi la parrocchia vive delle presenze le più varie: le famiglie, gli anziani, i bambini, i credenti, quelli che non partecipano alla vita parrocchiale, chi collabora e chi si è allontanato. E poi ci sono le tante attività estive che sto visitando e sono una cosa straordinaria, una grande occasione educativa.
Le nostre parrocchie sono il luogo del prendersi cura, anche dell’imparare ad aver cura degli altri? Possono davvero diventare una grande scuola di solidarietà e di vicinanza.
San Donato c’è con loro. E noi ci siamo?
Questa omelia potrebbe oggi rimanere come un discorso aperto, affidato a voi perché lo possiate continuare, aggiungendo realtà, situazioni, persone, conoscenze che voi sapete hanno bisogno di cura.
Città di Arezzo, diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro ti stai accorgendo di chi ti chiede cura? Stai crescendo nella capacità di farti vicino e accompagnare, sostenere?
Andate aventi voi: quali sono i richiami e le esigenze di cura oggi tra di noi? Chi sta esercitando qualche forma di custodia e di cura?
San Donato con la sua testimonianza di vita ci dà l’aiuto per individuare come diventare una società e una comunità solidale, che non si spaventa delle fatiche, che non ha paura di chi in ogni senso può essere diverso da me.
Mi piace riportare qualche parola della canzone “La cura” di Battiato.
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare
E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te.
Sarà questa la scoperta dell’aver cura… Si scoprirà di essere noi, ciascuno, custoditi, curati, amati. Ed è l’annuncio più bello di vangelo, quella parola per cui San Donato ha dato nel martirio la sua vita.
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