Occhiuto sotto inchiesta, il rischio impasse della Regione Calabria e le voci sul ritorno a Roma
Nessuno assicura che finirà come nell’estate dello scorso anno quando Roberto Occhiuto, destinatario di un avviso di garanzia con l’accusa di corruzione, nell’arco di due mesi riuscì a dimettersi, ricandidarsi ed essere rieletto per acquisire quella legittimazione popolare “indebolita” dall’inchiesta della Procura di Catanzaro. D’altronde è lo stesso governatore a rilanciare la sfida a chi gli chiede conto dopo che la Procura di Roma ha chiesto per lui il rinvio a giudizio nell’ambito di un’indagine per una presunta truffa legata ai rimborsi per l’utilizzo dell’auto blu: «Non mi fermeranno, io non mollo e vado avanti».
Non arretra, dunque, il presidente della Giunta regionale di fronte al rischio di dover affrontare un processo e in attesa di capire quale piega prenderà l’altra indagine per la quale nel 2025 mollò la poltrona più prestigiosa della Cittadella. Nel palazzo che ospita gli uffici della Regione, però, sono in tanti a chiedersi cosa succederà da qui in avanti. Occhiuto continua ad assicurare che è sua intenzione completare il mandato che i calabresi gli hanno riaffidato poco più di un anno fa e portare avanti il suo progetto liberal – con ambizioni di leadership – all’interno di Forza Italia. E tuttavia chi conosce bene la macchina amministrativa ricorda come possa diventare più complicato guidare una Regione con il fardello di procedure giudiziarie aperte.
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