Economia

obblighi dichiarativi e rischi fiscali

Redditi esteri, l’omissione in dichiarazione dei dati rilevanti e la mancata risposta alle lettere di compliance potrebbero costare caro. Riflettori puntati, anche, sui passaggi di eredità o donazioni di beni esteri ai fini del corretto assoggettamento impositivo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nei controlli del 2026, l’agenzia delle Entrate mette sotto la lente coloro che hanno redditi esteri e che devono adempiere a obblighi dichiarativi in Italia.

L’incremento di attività e analisi è frutto dell’attuazione, a pieno regime, dello scambio di informazioni Dac 2 e Dac 3, dal nome delle direttive sullo scambio dei dati finanziari e dei ruling transfontralieri, con riferimento ai periodi di imposta 2020, 2021, 2022.

Saranno passati sotto la lente i redditi di lavoro dipendente e/o le pensioni di fonte estera o attività finanziarie all’estero. La spia rossa è il non aver adempiuto correttamente gli obblighi dichiarativi. Gli inneschi potranno, dunque, essere due: o la mancata risposta a lettere di compliance già inviate o la detenzione di attività all’estero per cui è stata omessa la presentazione della dichiarazione dei redditi con riferimento al quadro RW.

L’intenzione di incrementare l’analisi di rischio su questo fronte è stata evidenziata anche nella convenzione tra agenzia delle Entrate e ministero dell’Economia per il triennio 2026-2028, in corso di approvazione. La leva è l’aumento dell’utilizzo dei dati derivanti dallo scambio delle informazioni con le altre amministrazioni, tramite il Common reporting standard (Crs), per contrastare i fenomeni di evasione internazionale, l’illecita detenzione di patrimoni e le attività finanziarie fuori dei confini nazionali nonché le fittizie residenze all’estero.


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