nuove regole per proteggere i minori

Il nodo dell’età
Resta centrale il nodo dell’età. Un aspetto chiave della protezione dei bambini online è infatti l’età a partire dalla quale i minori possono acconsentire al trattamento dei propri dati personali e accedere alle piattaforme di social media. Come si vede, infatti, nel grafico in pagina (a sinistra), l’età minima per porre il consenso varia da uno Stato membro dell’Ue all’altro. A livello europeo, il Gdpr richiede il consenso dei genitori per il trattamento dei dati personali dei minori sui social media fino ai 16 anni. Tuttavia, gli Stati membri possono abbassare tale soglia fino a 13 anni.
Un quadro articolato come la letteratura scientifica citata dal report «Protecting children online Selected EU, national and regional laws and initiatives» a cura di European Parliamentary Research Service. «Le opinioni dei ricercatori divergono sull’idea di fissare la maggior parte del digitale a un’età specifica», si legge.
«Nel suo libro del 2024 «The Anxious Generation», lo psicologo sociale statunitense Jonathan Haidt raccomanda di aspettare che l’adolescenza sia ben avviata (circa 14-16 anni) prima di introdurre smartphone e social media, poiché i bambini più piccoli sono più suscettibili agli impatti negativi.
Al contrario, in un articolo del 2025, S. Livingstone e KR Sylwander sostengono che sia difficile stabilire un’età specifica, poiché la maturità individuale varia da bambino a bambino».
A scuola
Il report analizza, inoltre, come anche il divieto degli smartphone a scuola sia al centro del dibattito in molti Stati membri. Grecia, Francia, Italia, Lettonia, Ungheria, Paesi Bassi e Portogallo hanno deciso a livello nazionale di proibire i cellulari nelle scuole. In Francia, il divieto si estende anche alle attività scolastiche fuori sede.
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