nuova protesta dopo gli scontri

Bologna si prepara a una nuova giornata di proteste venerdì 30 ottobre, a meno di una settimana dagli scontri che hanno attraversato il centro storico. La città sarà tra quelle coinvolte nello sciopero generale indetto dall’Usb contro il carovita e il riarmo, con lo slogan “Abbassate le armi, alzate i salari. Blocchiamo tutto!”. La mobilitazione coinvolgerà lavoratori di diversi settori, dalla scuola alla sanità, insieme a studenti universitari, liceali, movimenti per la casa e realtà pro-Palestina. Al centro delle rivendicazioni l’aumento di salari e pensioni, il controllo dei prezzi e maggiori investimenti nei servizi pubblici anziché nelle spese militari.
Bologna, massima attenzione dopo gli scontri del 24 ottobre
Il nuovo appuntamento arriva dopo la manifestazione di sabato, degenerata in violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Barricate, cassonetti incendiati e danneggiamenti hanno interessato diverse strade del centro, da piazza dei Martiri a via Marconi e via Rizzoli. Il bilancio della questura è di tre arresti, otto denunce e 24 agenti feriti. Domenica pomeriggio una cinquantina di persone si sono ritrovate in piazza Galileo per chiedere la liberazione degli arrestati. In vista dello sciopero del 30 ottobre, resta alta l’attenzione delle autorità. Il Viminale punta sui controlli preventivi e sul monitoraggio delle comunicazioni online per individuare eventuali gruppi intenzionati a provocare disordini.
Lepore e altri otto sindaci al governo: “Servono risposte sul carovita”
Intanto il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, insieme ad altri otto primi cittadini di centrosinistra, ha chiesto un incontro urgente al governo per affrontare le difficoltà economiche delle famiglie. “Il costo della vita, della casa, dell’energia e dei trasporti sta mettendo sotto pressione famiglie, lavoratori e imprese in tutta Italia”, sottolineano i sindaci. Una presa di posizione che arriva dopo le violenze di sabato, condannate con fermezza dai primi cittadini, che invitano però a intervenire anche sulle cause del disagio sociale. “I comportamenti violenti sono inaccettabili e li condanniamo con la massima fermezza. Ma la risposta duratura passa dall’economia: dal potere d’acquisto, dal lavoro, dai servizi essenziali”.
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