Emilia Romagna

Nord Stream: la Cassazione blocca l’estradizione


Nuovo colpo di scena nel caso di Serhii Kuznietsov, l’ex capitano dell’esercito ucraino arrestato ad agosto nel Riminese su mandato di cattura europeo emesso dalla Germania. L’uomo è accusato di aver guidato, nel settembre 2022, la missione che avrebbe sabotato i gasdotti Nord Stream, provocando una delle più gravi crisi energetiche e diplomatiche degli ultimi anni.

A un mese dalla decisione con cui la Corte d’appello di Bologna aveva disposto la consegna di Kuznietsov alle autorità tedesche, la Corte di Cassazione ha ora annullato con rinvio quel provvedimento. Il caso dovrà essere quindi rivalutato da un nuovo collegio.

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Il motivo dell’annullamento: errore nella qualificazione giuridica

Alla base della decisione della Cassazione, come spiegato dall’avvocato Nicola Canestrini, difensore di Kuznietsov, c’è l’accoglimento di uno dei motivi del ricorso: l’erronea qualificazione giuridica dei fatti contenuta nel mandato d’arresto europeo.

La Suprema Corte ha ritenuto fondata questa impostazione e ha quindi disposto l’annullamento con rinvio, riservandosi di depositare le motivazioni della sentenza nelle prossime settimane.

In attesa delle motivazioni, l’avvocato Canestrini ha annunciato l’intenzione di valutare la richiesta di scarcerazione per il suo assistito, ritenendo che sia venuto meno il titolo giuridico che giustificava la misura restrittiva.

L’inchiesta tedesca e il ruolo di Kuznietsov

Secondo la ricostruzione della magistratura tedesca, Kuznietsov avrebbe coordinato la missione di sabotaggio partita da Rostock il 7 settembre 2022: a bordo di un’imbarcazione, quattro sommozzatori civili esperti e due militari d’élite. L’ex ufficiale ucraino avrebbe ricoperto il ruolo di capo missione.

L’uomo, tuttavia, ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo di essere vittima di un errore giudiziario e di pressioni politiche legate al contesto internazionale.

Un caso al centro delle tensioni geopolitiche

L’esplosione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, avvenuta nel settembre 2022 nel Mar Baltico, aveva danneggiato le principali infrastrutture per il trasporto del gas russo verso l’Europa. L’episodio, che aveva scatenato accuse incrociate tra Russia, Ucraina e Paesi occidentali, resta tuttora uno dei misteri più discussi del conflitto energetico e politico europeo.

La decisione della Cassazione italiana, oltre a riaprire il caso Kuznietsov, riporta al centro il tema della tutela dei diritti fondamentali anche nei procedimenti di cooperazione giudiziaria internazionale.

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