Cultura

“Non voglio più essere un duro”

Un Josh Homme diverso, più sereno e disposto a mostrare le proprie fragilità, si prepara a inaugurare una nuova fase della sua carriera. Il frontman dei Queens of the Stone Age, 53 anni, ha raccontato il cambiamento personale e artistico che sta attraversando in una lunga intervista concessa ad Alex Nino Gheciu per GQ. Al centro della conversazione c’è anche il nuovo album della band, “Perfecth“, in arrivo prossimamente, che si annuncia come uno dei lavori più personali della sua carriera, tra riflessioni sulle relazioni sentimentali, il cambiamento e la capacità di lasciarsi alle spalle il passato.

Dopo aver superato un tumore, un intervento chirurgico d’urgenza e un divorzio difficile, Homme ha ritrovato un nuovo equilibrio, che sembra riflettersi anche nella sua musica. “Se cresci in un ambiente in cui gli uomini sono brutali gli uni con gli altri, come è successo a me, entri nel mondo indossando un’armatura, per sopravvivere all’infanzia e alla giovinezza”, racconta. “Ma credo che l’obiettivo, con ogni disco, sia togliersi almeno un pezzo di quell’armatura, finché non ne rimane più nessuno. Non sono un duro. Non è quello che cerco di essere. Ho sempre voluto proteggere le persone che amo, ma a 53 anni non sento più lo stesso bisogno di mostrarmi così”. Una trasformazione che trova spazio in “Perfecth”, il cui titolo gioca deliberatamente con il concetto di imperfezione. Tra i brani più significativi figura “Runaway From The Mob”, che chiuderà il disco e ha una storia lunga circa venticinque anni. La canzone era stata registrata anche con Dave Grohl alla batteria durante le sessioni di “…Like Clockwork“, nel 2013, ma Homme non era mai riuscito a completarla in modo soddisfacente. Nata come riflessione contro il conformismo e la mentalità del branco, ha assunto col tempo un significato molto più intimo: “Non mi ero reso conto che alla fine sarebbe diventata una lettera a mio figlio: nel caso in cui io non ci fossi più, ecco quello che devi fare”.

Nell’intervista Homme torna anche agli esordi con i Kyuss, formazione fondamentale per lo sviluppo dello stoner rock, il cui album “Welcome to Sky Valley” del 1994 ha recentemente ispirato una collezione dello stilista Stefano Gallici. “La musica è come una religione. Eravamo convinti di quello che stavamo facendo, sentivamo che stavamo andando da qualche parte sul piano emotivo”, ricorda il cantante e chitarrista. “Non credo che i Kyuss abbiano mai pensato di poter arrivare da qualche parte in termini di popolarità. La gente ha cominciato a sapere chi eravamo soltanto quando tutto era già finito”.
Oggi Homme affronta il futuro con una filosofia diversa, maturata attraverso le difficoltà degli ultimi anni: “Quello che ho imparato dalle difficoltà personali e dalle malattie è soprattutto a concentrarmi su ciò che conta davvero. Fai quello che ti piace finché puoi, perché prima o poi le cose cambieranno”. Una nuova consapevolezza che promette di caratterizzare anche “Perfecth”, il prossimo capitolo discografico dei Queens of the Stone Age, per il quale non è stata ancora indicata una data di pubblicazione.

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